La OM System OM-1 è una fotocamera di fascia alta che utilizza un sensore Stacked BSI Micro4/3 da 20 Mpx. La serie OM System OM-1 conta attualmente due generazioni di corpi macchina (OM-1 e OM-1 Mark II).
Le OM System OM-1 hanno preso il posto delle precedenti Olympus OM-D E-M1 (Mark I, II e III). L’aggiornamento da Olympus E-M1 a OM System OM-1 sancisce in un certo senso il passaggio del marchio da Olympus a OM Digital Solutions (OM System).

L’ammiraglia di OM System
La OM System OM-1 Mk I ha un corpo in stile reflex, massiccio, robusto, con impugnatura comoda. La macchina ha grado di protezione IP53 e più tasti personalizzabili di quelli che normalmente configurerei. L’accesso diretto a tutti i comandi di cui si può avere bisogno è pienamente in linea con la fascia professionale della fotocamera.
L’elevato numero di tasti fisici insieme all’interfaccia utente pratica e snella, la rendono uno strumento comodo sia in ambito lavorativo sia per piacere. Tra i tasti fisici, oltre al pratico selettore a 4 vie, c’è anche un joystick, ben dimensionato e dall’ottima ergonomia.
La solidità della OM-1 si percepisce già alla vista e se ne ha conferma quando si impugna.

Dimensioni, peso ed ergonomia
Il corpo è da top di gamma e, sebbene Micro4/3, ha dimensioni e peso non indifferenti (139x92x73 mm – LxHxP; 600g con batteria e scheda di memoria). Ma queste caratteristiche diventano di utile supporto soprattutto nell’uso di teleobiettivi (dove il vantaggio competitivo del Micro4/3 diventa più evidente).
Due appunti sul corpo: avrei gradito pulsanti retro-illuminabili; trovo un po’ scomodo il posizionamento del bottone di sgancio dell’ottica.

Display. mirino e velocità operativa
Il display posteriore è completamente articolato.
Con il mirino elettronico mi sono trovato bene: la risposta è buona e la visione naturale.
La velocità operativa è ottima: il sistema risponde in modo rapido ed è fluido. Un aspetto che si tende a dare per scontato.
Batteria, ricarica e slot di memoria
La durata della batteria è elevata, mentre i tempi di ricarica sono interna abbastanza lunghi. Il manuale parla di 2 ore e 30 minuti che mi sembrano coerenti.
Riguardo alla durata delle batterie in condizioni di uso normali non ci si può lamentare. Invece, se si usano molto funzionalità computazioni, nello specifico ho provato con i filtri live ND, l’autonomia diminuisce molto più velocemente rispetto all’uso normale. Ciò non stupisce perché si tratta di una funzione che realizza più scatti e poi deve processarli ma è importante tenerlo presente e – se necessario – organizzarsi con una batteria di riserva o con una fonte di alimentazione esterna tipo un power bank.
Ha due slot per le schede di memoria tipo SD. Incoscientemente… non sono abituato a usare il secondo slot ma su una professionale non può mancare.
Entrambi gli slot soddisfano lo standard di velocità UHS-II, che ormai dovrebbe essere la norma, ma siccome non accade sempre è giusto sottolinearlo.

Menu e display
I menu sono agevoli da navigare. Con la ghiera anteriore si può passare da una macro-area all’altra; con il selettore multi-via si naviga tra le pagine e le voci. Il display posteriore è touch.
Si può creare un menu personalizzato (My Menu) con le funzioni che vogliamo avere più velocemente a portata di mano. La OM-1 non è l’unica fotocamera ad avere menu personalizzabili ma è quella in cui crearli è più veloce. Navigando nel menu della fotocamera, se vogliamo aggiungere una voce al My Menu basta premere il tasto per la registrazione video.
Il cuore della OM-1: un nuovo sensore e un nuovo processore
Le nuove OM-1 di OM System sono equipaggiate con un sensore Stacked BSI da 20Mpx. Sensore che offre una velocità di lettura superiore e che, in accoppiata con il processore TruePic X, permette di sfruttare in modo più efficiente e preciso sia le caratteristiche generali della macchina sia il comparto di “funzionalità computazionali” (come filtri live ND, lo scatto ad alta risoluzione…).
Inoltre, oltre alla cadenza di scatti al secondo, che ora può raggiungere i 120 fps, l’autofocus è più performante e versatile.
Non avendo un metro di paragone con le precedenti ammiraglie non ho modo di fare raffronti con il precedente sensore. Parlerò quindi di quello della OM-1 basandomi sull’uso che ne ho fatto.
Esposizione
Si tratta di un sensore che ha una buona gamma dinamica e con il quale è importante esporre correttamente. È preferibile alzare gli ISO per ottenere una corretta esposizione piuttosto che sottoesporre e andare poi a recuperare in postproduzione. I recuperi portano a una maggiore quantità di rumore e a uno slittamento cromatico verso il magenta.
Una aspetto che mi ha sorpreso è che rispetto ad altre macchine ha una tenuta nelle alte luci migliore rispetto alla media. Ciò non deve portare a una sovraesposizione che rischi di bruciare le alte luci, ma diciamo che la zona a rischio è leggermente meno rigida.

Rumore digitale
Fonti non ufficiali parlano di una architettura che utilizza un circuito di amplificazione e conversione analogico/digitale a tre stadi. Circuito che serve a ottimizzare il rapporto segnale rumore alle varie sensibilità, o meglio, ai vari range di sensibilità. Si parla di un primo circuito utilizzato per le sensibilità fra 200 e 800 ISO; un secondo tra 1.000 e 12.800 ISO e un terzo per quelle maggiori o uguali di 16.000 ISO.
Cosa ci dice questo nella pratica? Che è meglio scattare agli ISO corretti per una data esposizione lasciando gestire l’amplificazione del segnale e la conversione analogico-digitale alla macchina piuttosto che sottoesporre e recuperare poi via software.
Detto ciò, un buon software per la riduzione del rumore è sempre importante per ottenere file puliti sfruttando anche le sensibilità più alte. Chi mi segue sa che utilizzo gli ottimi algoritmi presenti nei software della DXO. Nello specifico gli algoritmi Deep Prime.
Utilizzando DXO PhotoLab per sviluppare i file ottenuti da un test in condizioni controllate ho riscontrato che risultano utilizzabili tutti i valori ISO nativi da 200 a 25.600. Sul campo ho scattato in situazioni di luce complessa sia a 6400 sia a 12.800 ISO con buoni risultati.
In ogni caso, il rumore – a meno di non spingersi alle sensibilità più estreme – è controllato abbastanza bene. Fino a 6400 ISO la gestione con è abbastanza agevole, più di quanto ci si potrebbe aspettare da un sensore Micro4/3.
Fatte queste considerazioni ricordo che aumentare gli ISO non riguarda solamente il rumore digitale, ma anche la gamma dinamica quindi il consiglio resta quello di utilizzare i valori ISO più bassi che la scena consente, ma – allo stesso tempo – evitare di ragionare in termini di sottoesposizione in fase di scatto e recupero via software.
Qualità d’immagine
Le immagini, soprattutto utilizzando obiettivi di qualità, sono molto definite. Come mi è capitato di notare con altre fotocamere Micro4/3, la “croccantezza” restituita è qualcosa di molto particolare di cui bisogna tenere conto in postproduzione per non rischiare di avere immagini troppo microcontrastate.
Pur lavorando i RAW ho scattato nella doppia modalità RAW+JPG e ho notato che i JPG diretti delle ex-Olympus, adesso OM System, sono fra quelli diretti più utilizzabili senza troppi interventi. Ho impostato il profilo Neutral e lasciato il bilanciamento del bianco in automatico e i file ottenuti in luce naturale sono per lo più piacevoli. L’unica impostazione che ho abbassato di due punti è stata la nitidezza. Questa scelta comporta la necessità d’intervento in postproduzione, ma non variare la nitidezza di default per questo profilo a volte produce artefatti lungo i bordi con forte contrasto luminoso.
Ho scelto di pubblicare le immagini scattate con la OM-1 esclusivamente nel video su YouTube in modo che la dimensione maggiore permettesse di apprezzarne un po’ meglio la qualità.
Stabilizzazione
Quando si scatta a mano libera si può fare affidamento su un eccellente stabilizzatore interno. La stabilizzazione sul sensore è da sempre un punto di forza delle fotocamere Micro4/3: la sua efficacia aiuta anche in termini di scelta della sensibilità ISO più adatta.
Autofocus
Per il mio modo di scattare utilizzo praticamente sempre l’autofocus singolo (AF-S) con punto singolo attivo.
La messa a fuoco in questa modalità mi è sembrata precisa. Unica nota, avrei preferito poter selezionare in maniera più fine i punti di messa a fuoco, con meno scarto fra un punto selezionabile e l’altro.
Ho invece apprezzato la possibilità di poter arrivare a selezionare punti di fuoco fino ai bordi del fotogramma.
Autofocus con crocino personalizzato
Riguardo la distanza (e la dimensione) tra i punti selezionabili tramite il selettore dell’AF devo fare una correzione. Mattia (@85Mattia) mi ha segnalato nei commenti al video su YouTube che c’è un modo – che mi era sfuggito – per personalizzare il crocino di messa a fuoco. È possibile variarne la dimensione e la distanza di spostamento, riducendo quindi la distanza tra un punto e l’altro.
La procedura non è né immediata né intuitiva, la riporto di seguito. Prevede di attivare e definire una modalità personalizzata per l’AF e poi selezionarla.
Tempo richiesto: 2 minuti
Come impostare un crocino personalizzato per l’autofocus
- Definire una modalità personalizzata
Entrate nel menu della OM-1, sezione AF p.5 e selezionare la voce Impost. modal target AF.
- Definire una modalità personalizzata
Selezioniamo una delle modalità personalizzate a cui assegnare l’impostazione del crocino che vogliamo definire. Non avendo attivato nessuna modalità scelgo C1 e premo il selettore freccia a destra per passare all schermata delle impostazioni.
- Scegliere i parametri di dimensione e incremento
Utilizzando ghiere e selettori, come indicato nell’interfaccia del menu, scegliete le impostazioni di dimensione e incremento del crocino personalizzato.
- Attivare la modalità personalizzata
Finite le impostazioni tornate indietro e assicuratevi che tra le voci AF sia spuntata anche quella che avete definito, nel caso dell’esempio C1 (per farlo premete OK in corrispondenza di C1 nella schermata mostrata al punto 2). A questo punto, con la fotocamera in modalità di scatto tenete premuto il pulsante-joystick e – con il joystick premuto – ruotate una delle due ghiere (anteriore o posteriore) fino a selezionare la modalità creata.
AF in luce scarsa
Dove invece l’autofocus fa più fatica è in condizioni di luce scarsa. Ho utilizzato quasi sempre obiettivi zoom con luminosità massima f/4, fatta eccezione per il 20mm f/1.4, e ciò magari non ha aiutato. Ma la messa a fuoco in condizioni di poca luce mi sembra rimanere un punto debole.
Conclusioni
La OM-1 è una fotocamera particolarmente adatta a chi fa fotografia all’aperto, a chi ha bisogno di un corpo ergonomico che offra una presa salda e che non stanchi in un uso prolungato. Un corpo che sia finemente personalizzabile e con caratteristiche da fotocamera di fascia alta.
Un bonus di cui solitamente non vado alla ricerca – ma che ho apprezzato e mi ha dato tranquillità durante le escursioni – è stata la resistenza a condizioni atmosferiche avverse.
Scattare in modo ragionato
Un aspetto da tenere presente quando si utilizza questa macchina è il prestare attenzione all’esposizione e alla composizione. In altre parole: è particolarmente importante scattare con la testa.
Il sensore da 20Mpx ha una buona gamma dinamica e un buon rapporto in termini di dimensione e numero di pixel, ma perdona meno gli errori. Ritagli importanti in postproduzione sono da evitare per non perdere troppi pixel, soprattutto se la destinazione degli scatti è la stampa.
Bisogna stare particolarmente attenti quando si scatta sapendo che dovremo correggere in postproduzione distorsioni prospettiche come linee cadenti. Più in generale, è importante comporre bene per non sprecare pixel utili.
È vero che esistono due modalità di scatto ad alta risoluzione ma hanno anche dei limiti.
I vantaggi di un sensore dalle dimensioni più contenute si traducono nella possibilità di progettazione di ottiche di dimensioni relativamente più piccole, nell’efficacia della stabilizzazione interna, nella velocità di lettura del sensore, nell’ambito delle risorse e delle funzionalità computazionali, nella velocità operativa. Dall’altra parte però si ha meno margine di errore e di recupero.
Micro4/3, non abbastanza conosciuto e spesso frainteso
Purtroppo, dopo parecchi anni, trovo che il sistema Micro4/3 sia ancora poco capito e trattato in modo eccessivamente semplicistico. Il Sistema viene per lo più ridotto alle dimensioni del sensore. È innegabile che le dimensioni del sensore siano minori, ma questo non è il punto di arrivo ma quello di partenza su cui si basa la tecnologia. È riduttivo valutare il Micro4/3 solamente in termini dimensionali.
Quello di OM System è un sistema con caratteristiche ben definite in termini di interfaccia utente. Un sistema con un parco ottiche di alto livello.
È ovviamente un sistema con pro e contro, come tutti. Sotto certi aspetti il sensore non può raggiungere le performance di un full frame, ma sotto altri offre soluzioni che per una macchina full frame sono più complicate da implementare.
Ma soprattutto, quello che secondo me si perde di vista andando a cercare tanti confronti fra test e schede tecniche, è che le fotocamere digitali attuali permettono tutte di ottenere immagini più che buone. Il limite non è necessariamente da ricercare nella macchina: una macchina con un sensore più grande non ci permetterà di fare foto migliori a priori, anzi, a volte l’utilizzo di un sistema con un sensore più grande introduce difficoltà sia in fase di scatto e sia di postproduzione.
A seconda dell’uso che se ne fa è innegabile che ci siano strumenti più adatti di altri, ma – soprattutto per un uso non specialistico – non vedo particolari limiti nel formato Micro4/3.
Il Micro4/3 per me
Mi riaggancio a quanto appena scritto insistendo sul fatto che gli strumenti vanno valutati in base all’uso che se ne fa.
In passato ho usato per alcuni anni macchine Micro4/3 Olympus e Panasonic, anche in ambito professionale. Le ho usate con profitto sia pratico sia di soddisfazione.
Grazie alla disponibilità di OM System, ho potuto utilizzare nuovamente un corredo Micro4/3 professionale e aggiornato e la mia disposizione verso questo sistema non è cambiata. Ho trovato la stessa praticità nell’uso e nelle soluzioni adottate. Mi sono trovato nuovamente a lavorare file definiti e con una risoluzione sufficiente alla maggior parte degli impieghi.
Ho provato alcune delle funzioni computazionali che ho trovato utili; alcune sono originali, implementate solamente da Olympus/OM System. Ma, nonostante tutte le possibilità offerte, per me uno dei pregi principali resta la praticità d’uso. Sfruttando i numerosi controlli fisici, l’eccellente sistema di obiettivi e un buon software per lo sviluppo dei file e per la riduzione del rumore – quando necessario – ci si trova tra le mani uno strumento che dà soddisfazione.
OM System
OM System ha raccolto l’eredità di Olympus e, dopo un periodo di assestamento, ha ripreso con lo sviluppo del Sistema. A differenza di Panasonic Lumix, Olympus prima e OM System adesso puntano tutto sul Micro4/3. Un sistema spesso criticato senza averne una sufficiente conoscenza pratica. Dico questo non per alimentare le discussioni ma perché queste discussioni tendono a ridurre fotocamere come la OM-1 a un involucro privo di personalità costruito intorno a un sensore più piccolo rispetto al full frame.
Fotocamere come la OM-1 (ma anche le altre Micro4/3) sfruttano le caratteristiche di questo formato per sviluppare un sistema pratico, efficiente e di qualità. Traendo il meglio da questo tipo di sensore possono implementare più facilmente e in modo particolarmente efficiente sia funzionalità meccaniche (come la stabilizzazione) sia computazionali.
Non esistono soluzioni adatte a tutte le esigenze, ma il sistema è molto versatile e il parco ottiche è abbastanza completo e di qualità.









