Fujifilm X100VI: fotocamera compatta unica | Recensione

La Fujifilm X100VI è una fotocamera compatta con sensore APS-C X-Trans stabilizzato da 40Mpx. Ha un elegante design rétro che contraddistingue la maggior parte delle Fujifilm e, in particolare, la linea delle X100. L’obiettivo fisso è il Fujinon 23mm f/2 (il cui angolo di campo equivalente sul formato 35mm è quello di un 35mm). È disponibile con finitura argento o nera.

È sul mercato dal 2024, uscendo dopo quattro anni dal fortunato modello precedente (la X100V). Con essa condivide l’estetica, il design, i comandi e l’obiettivo, ma si differenzia per il sensore, il processore, la stabilizzazione e l’autofocus avanzato con algoritmi per il riconoscimento dei soggetti.

La Fujifilm X100VI utilizza lo stesso sensore e processore di V generazione della X-H2 e della X-T5. Un sensore di due generazioni più nuovo rispetto a quello della X100V.

Fujifilm X100VI
Fujifilm X100VI

Design, comandi, ergonomia

Fatta eccezione per pochi dettagli, esteticamente la X100V e la X100VI sono indistinguibili.

Design

Entrambe caratterizzate dallo stile rétro e materiali di qualità.
Il corpo non è pesante o ingombrante ma è massiccio e robusto. Non si ha l’impressione di avere tra le mani un “giocattolo”. Le dimensioni sono 128×75×53mm e il peso 520g ca. (con scheda SD e batteria).

Da una Fujifilm ci si aspettano ghiere e comandi fisici e sulla X100VI non mancano.

Comandi

Sulla calotta troviamo la ghiera dei tempi di scatto e delle sensibilità ISO. La ghiera è un omaggio al design di alcune fotocamere classiche a pellicola. Si tratta di un unico comando: ruotando la ghiera si agisce sui tempi; sollevando la cornice e ruotandola sulle sensibilità.
Accanto c’è il tasto di scatto con la filettatura interna (compatibile gli scatti remoti manuali) e la ghiera per la compensazione dell’esposizione (± 3 stop e una modalità Custom/personalizzabile).


Il selettore dei diaframmi è sull’obiettivo così come la ghiera per la messa a fuoco manuale. La ghiera della messa a fuoco è di fatto un comando elettronico programmabile a cui si possono assegnare anche altre funzioni. Personalmente però, memore dell’esperienza con la X100V, ho disattivato immediatamente le funzionalità programmabili di questa ghiera perché rischiavo sempre di azionarla inavvertitamente.

Ci sono poi due ghiere multifunzione (una anteriore e una posteriore che sono anche pulsanti), un piccolo joystick (ottimo per la selezione del punto singolo dell’autofocus), oltre a vari pulsanti – comuni a tutte le fotocamere digitali – e a tasti funzione personalizzabili.

Infine, c’è il controllo che più caratterizza la fotocamera, una levetta anteriore per commutare il mirino da elettronico (EVF) a ottico (OVF). La leva incorpora anche un pratico pulsante che ho assegnato alla funzione livella elettronica.

Sul lato sinistro c’è un selettore per le modalità di messa a fuoco: autofocus singolo (S), continuo (C) o messa a fuoco manuale (M).

Ghiera dei diaframmi e della messa a fuoco
Ghiera dei diaframmi e della messa a fuoco

Ergonomia

Rileggendo la recensione della X100V ho notato che al tempo avevo trovato i comandi piccoli, cosa che sulla X100VI non mi ha dato fastidio. Credo di essermi abituato a dispositivi sempre più miniaturizzati. In ogni caso, quale che sia la ragione, sulla X100VI non ho avuto difficoltà, anzi, ho davvero apprezzato la presenza del piccolo joystick, pratico e funzionale.

Connessioni e connettività

Sul lato destro c’è lo sportellino che protegge la presa USB-C (10Gbps), utilizzata anche per la ricarica interna; una porta HDMI (Micro HDMI tipo D); un mini-jack da 2.5mm per connettere – tramite un adattatore – un microfono oppure il comando di scatto remoto elettronico.
Sulla calotta superiore non manca la slitta porta-accessori con contatti a caldo.

A livello di connessioni wireless ci sono WI-FI e Bluetooth v. 4.2 (Bluetooth low energy).

Alimentazione e scheda di memoria

La batteria (NP-W126S) e la scheda di memoria SD sono alloggiate entrambe in un vano sul fondello, accanto alla filettatura da ¼”. La filettatura e lo sportellino sono molto vicini: aprire lo sportello con una piastra di sgancio rapido montata potrebbe non essere possibile, ma – onestamente – non è una di quelle fotocamere che monterete frequentemente su un treppiedi, credo.

Batteria e ricarica

La batteria offre un’autonomia dichiarata di circa 300 scatti nella modalità che privilegia le prestazioni (boost) e senza l’utilizzo del mirino ottico, quindi la condizione più dispendiosa. Ho trovato questa stima in linea con l’uso reale che ne ho fatto. I mesi più freddi sono passati e ho scattato sempre con temperature non prossime allo zero.

Il mio parere sull’autonomia della macchina è lo stesso che ebbi quando provai la Fujifilm X-M5, che utilizza la stessa batteria (anche se al tempo della prova non avevo la versione S). I 300 scatti della X100VI non sono pochi per una sessione, considerando che non è una fotocamera da lavoro massivo. Però, rientrato, anche se la batteria è a metà mi resta sempre l’“ansia” di doverla ricaricare per paura che non mi basterà per un’altra uscita. E, in effetti, al pari della X-M5, una volta arrivata a metà l’indicatore dell’autonomia diventa subito rosso. Poi, la batteria dura ancora molto, tanto che non l’ho mai scaricata, ma il timore di rimanere a secco c’è. Quindi, a seconda del vostro modo di scattare, avere una batteria di scorta non guasta.

Ricarica

Il tempo di ricarica interna dipende dal caricabatterie utilizzato, si parte da un tempo minimo intorno alle due ore. Se si accende la fotocamera durante la ricarica questa si interrompe e la macchina viene alimentata via USB.

Scheda di memoria

La Fuji X100VI ha un singolo slot per schede di memoria di tipo SD (e non ci si potrebbe aspettare diversamente viste le dimensioni ridotte e anche il tipo di impiego). È posizionato nello stesso vano della batteria, accessibile dal fondello. L’accesso alla scheda non è molto pratico, come non lo è in nessuna macchina che ha la scheda in questa posizione. La compattezza porta sempre qualche compromesso.
Ciò che però ho apprezzato meno è l’utilizzato un bus di tipo UHS-I che fa da collo di bottiglia nella scrittura dei dati, soprattutto ora che deve scriverne una quantità maggiore per via del sensore da 40Mpx. Nella pratica si traduce in un utilizzo più lento, cosa che non si sperimenta in Fujifilm come la X-T4 o la X-T5, velocissime.

Mirino e schermo touch

Mirino

Il mirino è un (se non il) tratto distintivo della fotocamera vista la particolarissima soluzione di essere sia ottico, OVF, (mirino galileiano inverso con cornice luminosa elettronica) sia elettronico, EVF. Quando la fotocamera è spenta il mirino ottico non mostra alcuna indicazione aggiuntiva. Quando la fotocamera è accesa, tramite la levetta sulla parte frontale, si può scegliere se utilizzare il mirino ottico oppure quello elettronico.
Il mirino ottico è utile soprattutto in situazioni di forte contrasto luminoso, oppure come scelta per il piacere di usarlo.

LCD touch

Lo schermo touch posteriore è basculante, scelta gradita a tutti coloro che preferiscono questa tipologia rispetto agli schermi estraibili e articolati. Nonostante io preferisca l’altra tipologia di display, su questo tipo di fotocamera non l’ho trovato limitante.

La funzionalità touch può essere usata sia per gestire le operazioni di scatto (io la tengo impostata su selezione del punto AF) e più in generale per quelle operative. Si possono personalizzare gesture (trascinamento del dito sullo schermo) per accedere rapidamente a funzioni personalizzate. In tutte le fotocamere disattivo le gesture: si tratta di un sistema che non trovo adatto al mio modo di usare il mezzo.

Il touch non può essere usato per navigare nei menu (cosa che non mi interessa particolarmente). Anche in questo caso, il joystick, piccolo ma utilizzabilissimo, fa la differenza.

Autofocus

Si possono attivare fino a 425 punti di messa a fuoco che permettono di selezionare con precisione il soggetto o l’area su cui vogliamo focheggiare.

Sono abituato a focheggiare con il punto di messa a fuoco singolo, che probabilmente è quello che a livello di prestazioni e risposta mette più in difficoltà la macchina. Già ingrandendo di un passo la dimensione del quadrato di messa a fuoco singolo (passando dalla dimensione minima a quella uno step più grande) le performance dell’AF migliorano.

Utilizzando però quasi esclusivamente questa modalità di messa a fuoco, metto sempre le mani avanti quando recensisco una fotocamera. Per me l’autofocus in uso fotografico è quello singolo, quindi mi basta che sia preciso. Non faccio caso alla velocità o alla capacità di riconoscimento dei soggetti (in ambito fotografico).

Predilezione personale a parte, l’autofocus è uno degli ambiti in cui la X100VI presenta maggiori novità. In particolare, è migliorato sia l’algoritmo generale dell’autofocus (in termini di riconoscimento di soggetti umani, occhi e volto), ma viene anche arricchito il comparto di soggetti riconoscibili dalla fotocamera. Oltre ai soggetti non umani (cani, gatti, uccelli, insetti) è possibile selezionare automobili, moto e biciclette, treni, aerei.

Qualità d’immagine e sensore

Se la qualità d’immagine della X100V era già elevata, la X100VI porta un reale miglioramento. Monta infatti il nuovo sensore da 40Mpx che già avevo apprezzato sulla X-T5. Per quello che ho potuto constatare nell’utilizzo reale, l’obiettivo (lo stesso aggiornato nel modello precedente) riesce a sfruttare il nuovo sensore più denso di pixel. La gamma dinamica è ampia e dà maggiore libertà di scatto in quelle situazioni per cui è più adatta questa fotocamera: street, viaggi, fotografia occasionale.

Sviluppo dei file RAW generati da sensori X-Trans

Il software utilizzato per sviluppare i file RAW (.RAF) generati da sensori con matrice del filtro colore di tipo X-Trans è un fattore che incide sui risultati. L’aspetto di questi file e la qualità restituita sono infatti particolarmente dipendenti dagli algoritmi per la demosaicizzazione impiegati da un programma.

X Raw Studio

Lo stesso software gratuito proprietario di Fujifilm (X RAW Studio) per lo sviluppo dei RAW richiede che la fotocamera sia connessa via USB al computer durante lo sviluppo per sfruttare il motore interno della macchina per sviluppare i file. Le ragioni di questa scelta sono – oltre a permettere di sfruttare tutta una serie di vantaggi insiti nell’uso dei modelli proprietari – anche di non affaticare l’elaboratore. Però dover tenere sempre la macchina collegata è una pratica un po’ farraginosa e limitante. Per esempio, nel momento in cui non si dovesse più possedere una fotocamera non si possono più (ri)sviluppare i file scattati con quella macchina.

Per questo motivo preferisco utilizzare un software di terze parti.

Software di terze parti

In passato ho provato sia Capture One (uno dei software che ha più affinità con i RAW di Fujifilm) sia il motore Adobe (lo stesso utilizzato sia in Camera Raw e sia in Lightroom).
Ma siccome il software principale che utilizzo per lo sviluppo dei RAW (DXO PhotoLab) è diventato totalmente compatibile con i RAW da sensori X-Trans ho sviluppato tutti i file RAW della X100VI con esso. L’accoppiata è vincente.

I RAW della fotocamera sono flessibili, lavorabili e la gamma dinamica è estesa.

JPEG diretti

Faccio un inciso per chiarire perché parlo poco e nulla di JPEG sebbene i JPEG diretti e l’utilizzo dei profili pellicola siano una delle caratteristiche principali delle macchine Fujifilm.
In due decenni di utilizzo fotocamere digitali non mi sono mai dedicato all’utilizzo dei JPEG in macchina. Per me il JPEG in alta qualità prodotto dalla fotocamera è la ruota di scorta per un RAW che ha avuto qualche problema in fase di registrazione.

Non si tratta di un approccio snob verso questo tipo di file ma più una scelta pratica: scattare in JPEG diretto secondo me è un’arte che va coltivata nel tempo e richiede attenzione, cosa a cui non mi sono mai dedicato.
Chiuso questo inciso, configurando correttamente la fotocamera i JPEG che si ottengono sono particolarmente nitidi e già utilizzabili. Il motore interno di gestione dell’immagine funziona molto bene. Semmai fate particolare attenzione alla riduzione del rumore impostata in macchina: nelle poche prove che ho fatto ho notato che valori anche bassi “acquerellano” troppo le immagini che altrimenti sarebbero molto nitide. Fate qualche prova sui valori da impostare per la riduzione del rumore (in JPEG).

Rumore digitale

Grazie agli algoritmi di demosaicizzazione e riduzione del rumore della DXO per me il rumore digitale non è una preoccupazione quindi non mi faccio più troppi problemi ad alzare gli ISO (quando necessario). In particolare, considerando che gli ambiti di utilizzo principali di questa compatta, una certa quantità di rumore può essere comunque accettabile. Il rumore della X100VI tra l’altro è molto fine.

Osservando un file RAW senza alcun intervento di riduzione noto una più che buona pulizia fino a 800 ISO, sensibilità alla quale si inizia a notare rumore. Questo comportamento mi sembra del tutto normale vista la dimensione e la densità del sensore. Inoltre, rileggendo quanto avevo scritto sulla X100V, ovvero che anche in quel caso il rumore iniziava a comparire a questa sensibilità, direi che il lavoro fatto sul nuovo sensore è degno di nota. Anche perché, come appena detto, si tratto di un rumore particolarmente fine.

Fino a che ISO spingersi

Normalmente do alcune dritte abbastanza nette sugli ISO massimi da utilizzare. Anche lasciando da parte i JPEG, da quando utilizzo gli algoritmi della DXO il rumore non è più un problema… In linea di massima vi direi di alzare il necessario (se potete fare i conti su un buon software di riduzione del rumore). Poi, siccome il rumore digitale è soggetto anche a una componente soggettiva di tolleranza: fate qualche prova in prima persona.

Simulazioni pellicola e identità del sistema

Fujifilm e le simulazioni pellicola hanno un legame indissolubile. Il look restituito da una qualunque simulazione pellicola, compresa quella standard (Provia), è fortemente pervasivo e agisce in maniera profonda sull’aspetto dei file. Questo è uno dei motivi per cui il marchio ha una identità così forte e utenti così affezionati. Chi utilizza Fujifilm come sistema principale non passa facilmente ad altri brand.

Agendo sui parametri delle simulazioni pellicola presenti si possono poi variare i singoli valori per creare look personalizzati da applicare direttamente in fase di scatto.

Ricette

Nella community dei Fujisti si è creato un interesse particolare per le ricette ovvero profili personalizzati creati agendo sui vari parametri disponibili per la regolazione dei JPEG prodotti in macchina. Si tratta di preset che possono riprodurre il look di pellicole (non preimpostate nella fotocamera), oppure che conferiscono allo scatto un aspetto che richiama/si adatta a ricreare una particolare atmosfera.

Controlli fisici

L’identità del sistema non si esaurisce con le simulazioni pellicola. L’altro aspetto che caratterizza i corpi macchina sono le ghiere fisiche di controllo dei parametri di scatto. Quasi tutte le fotocamere Fujifilm utilizzano questo sistema al posto del più diffuso PASM.

Il sistema di controllo tramite ghiere permette comunque, oltre all’impostazione manuale, di usare automatismi e semi-automatismi, bisogna solo entrare nell’ottica.

Obiettivo

L’obiettivo non è una novità. Il Fujinon 23mm f/2, lo stesso utilizzato (e al tempo aggiornato) dalla X100V.
Per quello che ho potuto constatare sul campo riesce a sfruttare il sensore più denso di pixel. Poteva essere nuovamente aggiornato per renderlo più silenzioso e più allineato con l’aggiornamento software dell’autofocus e degli algoritmi di riconoscimento del soggetto? Forse sì, ma si tratta di un’ottica molto nitida e nel complesso ben corretta quindi va bene anche così.

Nitidezza

Al centro è molto nitido già alla massima apertura (f/2). Chiudendo a f/2.8 la nitidezza aumenta ulteriormente sia al centro sia ai bordi che vanno a uniformarsi. Fino a f/5.6 si ha sempre un miglioramento. f/5.6 e f/8 sono i diaframmi ai quali sia la resa al centro sia quella generale sono migliori. f/11 è sempre più che buono con un leggerissimo calo rispetto ai diaframmi precedenti. Per capirsi, non mi sono fatto problemi a utilizzare f/11. f/16, il diaframma più chiuso, è l’unico a cui perde un po’. Con una libertà enorme di gestione dei tempi, e su una focale corta, f/16 non ho mai avuto necessità di utilizzarlo.

Vignettatura

Si nota a tutta apertura, ma non è nulla di problematico se si vuole correggere. Agli altri diaframmi resta per lo più invariata: minima e ininfluente.

Distorsioni ottiche

Le distorsioni sono pressoché assenti. Il 23mm era e resta un obiettivo veramente valido e compatto.

Resistenza ai riflessi e stellina

Un po’ di artefatti tipo ghosting facile che compaiano quando una fonte luminosa punta verso l’obiettivo però le immagini restano per lo più utilizzabili. Non ho invece notato particolari problemi dovuti ai riflessi (flare). Il paraluce non è presente ma nelle situazioni in cui ho fotografato i riflessi non sono stati un problema.

La stellina invece non è una particolarità da segnalare.

Aberrazioni cromatiche

Un po’ di aberrazione cromatica laterale è presente ma si risolve facilmente o con il profilo in camera o nel programma di sviluppo. Non ne resta traccia dopo la correzione.

Sfocato (Bokeh)

Per avere un fuori fuoco un po’ accentuato bisogna tenere il diaframma abbastanza aperto e focheggiare a distanza molto (molto) ravvicinata. L’aspetto è in generale omogeneo. Diventa un po’ meno gradevole se sono presenti elementi complessi e ricchi di dettagli ma, pur non trovandolo uno degli aspetti più esaltanti non è nemmeno critico.

VIDEO: Fujifilm X100VI | Recensione
VIDEO: Fujifilm X100VI | Recensione

Cosa ho apprezzato e cosa trovo migliorabile

Non sono né un utente Fujifilm abituale né uno che cerca chissà quali automatismi in una fotocamera. Il mio utilizzo è molto legato allo scatto senza fretta; utilizzo per lo più l’autofocus a punto singolo, spesso per lo scatto in iperfocale. Non ho praticamente mai bisogno del riconoscimento dei soggetti.

Ciò che mi è piaciuto

Avevo già apprezzato la X100V per le dimensioni, la qualità d’immagine e l’estetica. Della X100VI mi è piaciuto il sensore stabilizzato, che in generale desidero in una fotocamera, e anche il nuovo sensore con più pixel perché mi sembra avere solo vantaggi rispetto al precedente.

Quei pixel in più per me sono fondamentali? In assoluto no. Non sono abituato a inquadrate pensando al ritaglio in postproduzione quindi, sotto questo aspetto, 26 sono ancora adeguati. Però, considerando che la fotocamera ha ottica fissa, considerando che anche le periferiche di visualizzazione sono sempre più definite, considerando che spesso oggi si scatta per pubblicare su piattaforme che possono necessitare di ritagli per adeguarsi ai vari formati: avere più agio in termini di risoluzione non guasta.

Poi, non è che in assoluto non abbia sfruttato il ritaglio, per esempio quando ho inquadrato in modo da non avere deformazioni prospettiche (linee cadenti), il ritaglio l’ho usato eccome e mi sono trovato ad avere comunque un file dalle dimensioni generose. Cosa che non sarebbe avvenuta con un sensore da 26Mpx.

Inoltre, i 40Mpx sono sfruttati realmente, non sono un’aggiunta tanto per. Il file ha davvero maggiore dettaglio, l’ottica riesce a catturarlo. E tutto questo senza mostrare peggioramenti reali in termini di gamma dinamica e rumore. Insomma, il nuovo sensore porta dei reali vantaggi senza mostrare gli svantaggi che ci si poteva aspettare da una maggiore densità. Anzi, in termini di qualità del rumore mi sembra di notare anche un miglioramento.

Tutto il comparto relativo all’autofocus, in particolare al riconoscimento dei soggetti, non l’ho sfruttato. Non mi è servito per il modo in cui scatto e per i soggetti che di solito fotografo.

Aspetti migliorabili

Ciò che invece mi è piaciuto meno è una velocità operativa generale, “rilassata”. Nello specifico, il bus della scheda è ancora UHS-I e crea un po’ di collo di bottiglia nella scrittura dei dati provenienti da un sensore con maggiore risoluzione. La scrittura sulla scheda non è immediata.
E anche la velocità operativa generale non è la stessa di una X-T5.
Ho trovato la velocità operativa un problema? No, ma è una cosa che ho notato e che mi sembrava corretto segnalare.

Esperienza d’uso

La compatta è sempre la compatta

L’esperienza d’uso è stata piacevole e positiva: nel mio corredo sento la mancanza di una compatta digitale di qualità. C’è stato un periodo in cui avevo proprio una compatta di Fujifilm (da anni fuori produzione) con sensore X-Trans II da 12Mpx e dimensioni di 2/3”. Al tempo però gestire i file X-Trans era problematico, pochi software li leggevano. Però produceva dei validissimi JPEG, ma non poter gestire i RAW come volevo mi portò a rivenderla. Ho provato a trovare soluzioni alternative con corpi mirrorless e obiettivi compatti ma a livello psicologico, ancora prima che pratico, non sono la stessa cosa. Anche in casa Fujifilm esistono corpi compatti e obiettivi pancake ma nella pratica poi non funzionano allo stesso modo. La sola possibilità di poter montare obiettivi differenti vi porterà più facilmente a cadere nella tentazione di uscire con più ottiche e, in un attimo, spunteranno una borsa o uno zaino.

Risoluzione che non guasta

Tornando alla Fujifilm X100VI: la qualità d’immagine, le caratteristiche del sensore e dei file, le dimensioni che non sacrificano la praticità d’uso ne fanno un oggetto che incontra una fascia di pubblico ben definita. L’utente che vuole una fotocamera di qualità (sia costruttiva, sia estetica, sia in termini di file prodotti) ma che vuole rimanere su una fascia di prezzo intermedia. Se uniamo l’unicità delle sue caratteristiche, all’estetica e alla praticità si può capire come mai sia diventata un oggetto così desiderato e ricercato.

Un obiettivo per viaggiare e raccontare

L’obiettivo da 23mm, con angolo di campo equivalente a quello di un 35mm sul formato full frame (fattore di crop), lo trovo una scelta particolarmente azzeccata. La stessa scelta che facevo più spesso per uso turistico quando portavo una sola ottica per scattare su pellicola.

Trovo che l’angolo di campo restituito da un 35mm sia più adatto per un uso generico rispetto a grandangolari più spinti o a obiettivi più tele. Il 35mm per me è la lunghezza focale da viaggio ma anche per raccontare. Quell’obiettivo che funziona particolarmente bene se ci si immerge nella scena e si inseriscono nell’inquadratura elementi importanti in primo piano.

Generi fotografici

La fotocamera, nemmeno a dirlo, è orientata alla fotografia di viaggio, occasionale, street ma anche al paesaggio, sempre in contesti per lo più turistici/vacanzieri oppure occasionali. E non dico questo per sminuire le caratteristiche della macchina – che sono di tutto rispetto e adatte alla fotografia di paesaggio – ma perché il paesaggio è uno dei generi che pratico di più e so come la pensano i fotografi paesaggisti riguardo l’attrezzatura da utilizzare. Ci siamo capiti, credo 😉 .

Conclusioni: la X100VI e le altre

La serie delle X100 ha raggiunto lo status di fotocamera compatta di culto. Tenendole in mano e utilizzandole se ne possono capire anche i motivi: sono belle, pratiche, solide, offrono elevata qualità d’immagine e, non ultimo, non ci sono tanti modelli con caratteristiche simili. Se togliamo le Ricoh GR (che non ho mai provato e non conosco), sul formato APS-C e quindi anche su questa fascia di prezzo non troviamo nulla.

Tra sorelle minori e maggiori

Ci sono alcune Panasonic Lumix, anche recenti, ma con sensore più piccolo, e ci sono alternative Sony, Leica e della stessa Fujifilm (GFX 100RF) con sensore più grande (full frame o super full frame). Ma che abbiano sensore più piccolo o più grande, entrambe le categorie fanno parte di una fascia diversa per prezzo e caratteristiche.

Una compatta come la X100VI (o come lo era la X100V, sempre valida) è più in linea con le necessità di chi vuole una macchina elegante e performante ma non vuole investire cifre più importanti per orientarsi su una fotocamera con sensore più grande. Per coloro che trovano nell’APS-C il giusto compromesso fra qualità e prezzo.

Anni fa, sempre grazie alla disponibilità di Fujifilm Italia, potei provare la X100V, fotocamera che apprezzai molto. Alla X100V non mancava praticamente nulla e – con il nuovo modello – temevo di trovarmi a dover parlare di qualcosa che non aggiungeva nulla di concretamente rilevante. Invece…

Le novità concrete

Lo stabilizzatore lo vorrei su tutte le macchine fotografiche, quindi su quel fronte era già un aggiornamento gradito. Il sensore da 40Mpx lo avevo provato sulla X-T5 e lo avevo apprezzato. La parte di riconoscimento dei soggetti, per me che scatto con il punto singolo, mi interessava poco.

Temevo, in maniera del tutto infondata, che il non aver aggiornato l’obiettivo sarebbe stato un errore (mai farsi idee preconcette senza toccare con mano).

Insomma, la X100VI forse non ha ricevuto tutti gli aggiornamenti che avrebbe potuto ma di certo è una macchina che porta delle novità che vengono sfruttate e hanno senso.

Il fatto che non esca una nuova X100 ogni anno è indicativo anche di come la macchina abbia molti estimatori a cui va già bene così. E anche del fatto che non ha ancora una vera concorrenza.

Per trasparenza               

Ho potuto provare la X100VI, così come tutte le fotocamere Fujifilm di cui parlo nel blog e su Youtube, grazie alla disponibilità di Fujifilm Italia che mi ha inviato fotocamere (e obiettivi) in prestito. E lo ha fatto senza mai interferire con i contenuti che ho scelto di creare. Così come non ha mai visionato gli stessi prima della pubblicazione. E non ha mancato di darmi supporto quando richiesto.

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