Il Sony 90mm f/2.8 Macro ha passato i dieci anni e fino a pochi mesi fa era l’obiettivo macro top di gamma in casa Sony. Ho comprato questo obiettivo nel 2019, insieme alla Sony A7R III per utilizzarlo prevalentemente, se non esclusivamente, in studio. Per riproduzione di oggetti e fotografia di prodotto, orientata al settore tecnico e a quello commerciale.

Quando iniziai a utilizzare Sony il parco ottiche di fascia alta proprietarie non era completo come quello attuale: il 90mm Macro era una scelta obbligata ma non si trattava di un ripiego. La sua qualità a distanza ravvicinata era nota.
Panoramica
Il Sony 90mm f/2.8 Macro per full frame è un obiettivo grande, pesante e ingombrante. Non è una di quelle ottiche che si mettono nello zaino tanto per: si porta dietro solamente se si è pressoché sicuri di utilizzarlo. È autofocus, è stabilizzato (OSS), ha il limitatore di fuoco, ha un pulsante personalizzabile e un particolare meccanismo per passare dalla messa a fuoco automatica a quella manuale. Non ha la ghiera per selezionare i diaframmi.

Il corpo è quasi interamente in metallo, l’ingombrante paraluce in plastica. La sigla G indica gli obiettivi di classe premium ma non top di gamma. Questi ultimi hanno la sigla GM e furono presentati solo l’anno successivo, nel 2016.
Anche se il Sony 90mm Macro, per via della stabilizzazione, dell’apertura relativamente ampia (per un obiettivo macro), e per la qualità generale viene considerato un obiettivo adatto anche a ritratto e paesaggio, oggi più di allora (che l’offerta è più ampia) lo vedo come un obiettivo dedicato principalmente alla fotografia a distanza ravvicinata. Se non avete bisogno di un obiettivo specialistico andrei su qualcosa di diverso.

Messa a fuoco: autofocus e messa a fuoco manuale
Il 90mm ha una messa a fuoco interna e sfrutta un particolare sistema per passare dalla messa a fuoco automatica a quella manuale (focus clutch). Tirando l’ampia ghiera della messa a fuoco verso il corpo macchina la messa a fuoco diventa manuale.
L’autofocus è di tipo DDSSM (Direct Drive Super Sonic wave Motor), una tecnologia non recente che ha il pregio di essere molto silenziosa. I pregi dell’autofocus, nello specifico di quello del Sony 90mm Macro, però finiscono qui. Il 90mm ha uno degli autofocus più lenti nel panorama delle ottiche Sony (aspetto su cui Sony è invece particolarmente performante) e indugia facilmente in lunghe ricerche del fuoco (hunting) quando si utilizza a distanza ravvicinata. Questo comportamento, soprattutto in passato, e per un obiettivo macro non era considerato un difetto particolare. Generalmente, da un obiettivo specialistico e magari con un design complesso da un punto di vista ottico e meccanico il fatto che l’AF non sia eccellente non è considerato un difetto così grave. Ma passiamo alla messa a fuoco manuale.

Messa a fuoco manuale
Questo aspetto è quello su cui voglio concentrarmi di più perché c’è un po’ di confusione al riguardo e perché è caratterizzante dell’obiettivo. E lo rende interessante per impieghi specialistici.
Tirando la ghiera verso il corpo macchina si attiva la messa a fuoco manuale. In questa modalità la risposta della messa a fuoco dell’obiettivo diventa lineare (e ripetibile). La ghiera ora ha un inizio e un fine corsa, un riferimento costante alla scala delle distanze e al rapporto di ingrandimento. Questo però non significa che il motore della messa a fuoco venga sganciato e il comportamento diventi equivalente a quello di un obiettivo con messa a fuoco manuale ad accoppiamento meccanico diretto. Nel Sony 90mm Macro la messa a fuoco viene mediata sempre dal motore di messa a fuoco: il meccanismo resta sempre assistito elettronicamente (focus-by-wire). È facile accorgersene dal suono emesso dal motore di messa a fuoco quando si ruota la ghiera per la focheggiatura.
Però, nonostante l’elettronica intervenga sempre, il feedback ricorda quello di un obiettivo con messa a fuoco realmente meccanica anche se non è certo identico. Il comportamento che semmai ho notato in situazioni in cui la focheggiatura di precisione è critica è che il passaggio da un piano di fuoco a uno estremamente vicino a volte è complesso. La risposta a ogni spostamento della ghiera è uno step discreto operato dal motore di messa a fuoco: quando gli ingrandimenti diventano elevati, già intorno a 1:3, e si vogliono ottenere i migliori risultati possibili è meglio utilizzare una slitta di messa a fuoco di precisione piuttosto che intervenire sulla ghiera del fuoco manuale.
Stabilizzatore (OSS)
L’obiettivo è dotato di stabilizzazione ottica. Anche questo, ancora di più dell’autofocus, era un meccanismo che non equipaggiava normalmente gli obiettivi macro. In ogni caso, soprattutto al tempo in cui uscì il 90mm, i sistemi di stabilizzazione di Sony non erano particolarmente potenti. Personalmente non ho mai fatto affidamento su questa funzionalità salvo per qualche breve ripresa video.
Qualità d’immagine
Uno dei tester più affidabili a livello globale (Roger Cicala di LensRentals) parla del Sony 90mm Macro come uno degli obiettivi macro al tempo migliori in termini di rapporto di riproduzione 1:2. Ma anche uno di quelli con un’alta variabilità in termini qualitativi tra esemplari.
L’esemplare in mio possesso è tra quelli “buoni”: la qualità d’immagine restituita è elevata. Per un professionista che voleva un obiettivo medio tele macro, autofocus e che dialogasse con le mirrorless della casa era una scelta circa obbligata.
Per quanto riguarda la qualità d’immagine ho pubblicato un video in cui mostro diversi esempi di fotografia a distanza ravvicinata. Rimando quindi a quello.

Se invece volete leggere una recensione (in inglese) che si concentra di più sugli aspetti generali del Sony 90mm f/2.8 Macro vi consiglio l’ottimo articolo sul sito Phillip Reeve.
Considerazioni: il Sony 90mm Macro oggi
Rimanendo in ambito di macrofotografia, negli ultimi anni diversi produttori hanno presentato ottiche macro spesso in grado di raggiungere nativamente un rapporto di riproduzione superiore all’1:1 (lifesize). Cioè quello che può raggiungere anche il 90mm Macro di Sony e quello che fino a qualche anno fa era lo standard per gli obiettivi macro tele.
Alcuni di questi obiettivi hanno dalla loro anche la compattezza, magari perdendo qualcosa in termini di nitidezza. Inoltre, e qui posso dire poco perché non lo conosco, Sony ha presentato in nuovo 100mm f/2.8 Macro GM OSS.
Il 90mm Macro dalla sua ha una qualità d’immagine molto elevata, adatta a un uso professionale. Dubbi sulle guarnizioni a parte, è solido, costruito quasi interamente in metallo. È dotato di autofocus che, seppur non fulmineo e con qualche incertezza in alcune situazioni, ho usato per lo più senza problemi: si tratta di un valido supporto in ambito lavorativo. Ha un prezzo inferiore al 100mm f/2.8 Macro GM e, a seconda che si acquisti nuovo o usato, non troppo distante da proposte di terze parti magari meno affidabili e meno nitide. Inoltre, dialoga perfettamente con le fotocamere Sony.
Infine, pur rimanendo focus-by-wire anche in modalità manuale (cosa che ormai accade praticamente con tutte le ottiche), in manuale ha un comportamento lineare e ripetibile e la focheggiatura è interna. Considerando tutti questi aspetti, se il vostro impiego principale è quello di fotografia a distanza ravvicinata, adesso avete qualche informazione in più per scegliere o meno quest’ottica.

Conclusioni
Il Sony 90mm Macro è stato ed è un obiettivo estremamente valido per quanto riguarda le prestazioni ottiche. Raggiunge il picco della nitidezza a f/5.6, ha una lievissima distorsione ottica a barile, minime aberrazioni cromatiche laterali e pressoché nulle aberrazioni cromatiche longitudinali.
A distanza di dieci anni e di una continua evoluzione tecnologica l’autofocus e la stabilizzazione sono gli aspetti che più hanno sofferto il passare del tempo. E, mentre sulla stabilizzazione Sony è migliorata ma non è diventata un suo tratto di eccellenza, sull’autofocus il livello raggiunto dai sistemi Sony di fascia alta è fra i migliori sul mercato. Quello del 90mm però non è tra questi.
Avendolo utilizzato per lo più in interno non mi sono mai preoccupato della resistenza agli agenti atmosferici e di una tropicalizzazione non così certa. Come fa notare più di un recensore e come ho accennato parlando di tropicalizzazione, Sony è sempre stata poco chiara sotto questo aspetto.
Lo consiglio ancora per l’uso specialistico in ambito di fotografia a distanza ravvicinata, macrofotografia e fotografia di prodotto. Lo trovo meno adatto al ritratto dinamico perché ha un AF non competitivo. Per quanto riguarda la fotografia di paesaggio: i macro sono normalmente obiettivi ben corretti e nitidi, ma preparando l’attrezzatura per una uscita specificamente di paesaggio o più generica in cui penso di fare anche paesaggio opterei per qualcosa di più versatile. Sempre sul paesaggio, ma non ho verificato di persona, un recensore affidabile segnala una resistenza ai riflessi non ottimale.





