Macrofotografia: cos’è e come iniziare

La macrofotografia è un genere fotografico molto tecnico e fornire una spiegazione sintetica e minimamente esaustiva non è facile. Vi chiederò perciò, in certi passaggi, di fidarvi di ciò che scrivo: se vorrete approfondire poi concetti e formule vi segnalo Naturalmente vicini, ottima guida di Riccardo Polini.

L’intento di questo articolo è:

  • fornire una base teorica e terminologica;
  • indicare le principali soluzioni per fotografare a distanza ravvicinata elencando per ciascuna i pro e i contro.

Cos’è la macrofotografia

Per parlare di macrofotografia è utile introdurre il concetto di rapporto di riproduzione (r.r.) o rapporto d’ingrandimento.

Rapporto di riproduzione

Il rapporto di riproduzione è la relazione che lega la dimensione che l’immagine assume sul supporto sensibile (sensore o pellicola) alla dimensione dell’immagine nella realtà.

Parleremo di rapporto di riproduzione di 1:1 (cioè di dimensioni reali) quando il soggetto fotografato ha la stessa dimensione sia nella realtà sia sul sensore (o sulla pellicola).

Facciamo un esempio. Se fotografo un righello graduato con una fotocamera full frame, il cui sensore misura 36×24 mm (come un fotogramma di pellicola 35 mm), con un r.r. pari a 1:1, la porzione di righello che comparirà nell’immagine scattata sarà di 36 mm sul lato lungo.

Nell’esempio ho introdotto un nuovo elemento: la dimensione del supporto sensibile. Questo perché, se per fotografare uso una fotocamera di medio formato, oppure una con sensore più piccolo del full frame (APS-C, micro4/3…), la porzione di righello che apparirà nel fotogramma, a parità di rapporto di ingrandimento (1:1), sarà rispettivamente maggiore e minore rispetto alla precedente.

Simulazione del rapporto di riproduzione pari a 1:1 su formati diversi
Simulazione del rapporto di riproduzione pari a 1:1 su formati diversi

A questo punto possiamo definire:

Macrofotografia

Per macrofotografia si intende un’immagine realizzata con rapporto di riproduzione uguale o superiore a 1:1.

Sebbene questa sia la definizione condivisa più diffusa, nel linguaggio comune macrofotografia è usato per indicare più genericamente scatti eseguiti a distanza ravvicinata (close-up), anche se non viene raggiunto il rapporto d’ingrandimento di 1:1. Nella realtà, vi capiterà molto più spesso di catturare immagini a distanza ravvicinata piuttosto che a dimensioni reali. In ogni caso, la tecnica e l’attrezzatura necessarie sono le stesse.

Attrezzatura: Macrofotografia e fotografia a distanza ravvicinata

Vedremo tre soluzioni:

  • obiettivi macro;
  • anelli o tubi di prolunga;
  • lenti addizionali o diottriche.

Obiettivi macro

L’obiettivo macro è la soluzione più immediata per fare macrofotografia: senza bisogno di accessori raggiunge rapporti di riproduzione pari a 1:2 o 1:1. Indicativamente, tratta di ottiche di qualità elevata dalla resa al centro e ai bordi praticamente identica e aberrazioni cromatiche assenti o trascurabili. Tutti fattori che li rendono più costosi degli obiettivi con focali equivalenti non macro e poco attraenti per chi pratica occasionalmente macrofotografia o per chi si sta avvicinando al genere e non sa se gli piacerà o meno.

Gli obiettivi macro classici hanno solitamente lunghezze focali di circa 50, 100, 150 e 200 mm e apertura massima per lo più pari a f/2,8. Parlo di macro classici perché negli ultimi anni la tendenza è stata quella di diminuire la produzione di macro tele da una parte mentre sono aumentati i macro più grandangolari dall’altra.

Per la fotografia di insetti o piccoli esseri viventi sono da preferire le focali più lunghe che consentono una maggiore distanza di lavoro e riducono il rischio di spaventare e infastidire i soggetti.

Nota: per distanza di lavoro si intende la distanza fra la lente frontale dell’obiettivo e il soggetto da fotografare. Si distingue dalla distanza di messa a fuoco che viene invece calcolata dal piano del sensore (pellicola).

Esistono poi obiettivi macro iperspecialistici il Canon MP-E 65 mm f/2.8 1-5x Macro Photo, dedicato esclusivamente alla macrofotografia. Senza aggiuntivi raggiunge ingrandimenti da 1 a 5X ( cioè da 1:1 a 5:1) e può essere usato solo in modalità macro.

PRO:

  • sono ottiche dedicate di alta qualità che senza aggiuntivi raggiungono rapporti di riproduzione di 1:2 o di 1:1. Possono essere usati anche in modalità non macro (salvo rare eccezione come il Canon MP-E 65 mm).

CONTRO:

  • sono ottiche costose.

Se il prezzo può essere un fattore limitante nell’acquisto di questi obiettivi, è anche vero che non è obbligatorio usare un obiettivo macro per cimentarsi nella macrofotografia o nella fotografia a distanza ravvicinata. Esistono soluzioni più economiche.

Le ottiche fotografiche sono progettate per mettere a fuoco soggetti che si trovano fra una distanza di fuoco minima (che varia a seconda dell’obiettivo) e l’infinito (∞). Ma grazie ad alcuni accessori si può ridurre la minima distanza di focheggiatura il che permette di avvicinarsi maggiormente al soggetto e, di conseguenza, fotografarlo a una dimensione maggiore. Uno degli effetti collaterali di questi accessori è però la perdita della capacità di un obiettivo di focheggiare all’infinito.

Anelli o tubi di prolunga

Tubi di prolunga Kenko
Tubi di prolunga Kenko

Gli anelli o tubi di prolunga (extension tubes) sono distanziatori da interporre fra il corpo macchina e l’obiettivo. Sono privi di elementi ottici e hanno il solo scopo di aumentare il tiraggio, cioè la distanza che separa il sensore dall’obiettivo. Aumentando il tiraggio diminuisce la distanza minima alla quale l’obiettivo può focheggiare e, di conseguenza, aumenta il rapporto d’ingrandimento raggiungibile.

Ma quale lunghezza devono avere gli anelli? E che rapporto intercorre con la lunghezza focale dell’obiettivo?

Caratteristiche

Gli anelli, venduti singolarmente o in set, hanno dimensioni variabili, ma per lo più si trovano da 12, 20 e 36 mm. Dovendosi innestare fra corpo macchina e obiettivo, vanno scelti in base alla baionetta (mount) del proprio sistema fotografico (Canon, Nikon, Sony…).
Esistono anelli con e senza contatti elettronici. Se avete fotocamere manuali o, soprattutto, ottiche manuali potete acquistare quelli senza contatti (sono meno costosi). In caso contrario vi servirà la versione provvista di contatti per far sì che fotocamera e ottica possano dialogare. Quando usavo il sistema reflex Canon utilizzavo i tubi di prolunga della Kenko. Si trovano anche con attacco per altre baionette.

Tubi di prolunga Kenko
Tubi di prolunga Kenko

Tubi di prolunga e lunghezza focale

Per calcolare il rapporto di riproduzione raggiunto dopo aver accoppiato tubi di prolunga e obiettivo basta dividere la lunghezza del tubo (o dei tubi) per la focale nominale dell’ottica. Il che vuol dire che anteponendo un tubo da 25 mm davanti a un obiettivo da 50 mm (focheggiato a ∞) possiamo raggiungere un r.r. di 1:2.

La relazione matematica espressa da questa formula ci fornisce una seconda informazione: lo stesso anello da 25 mm, accoppiato con un obiettivo da 100 o 200 mm, produrrà un ingrandimento minore. Quindi, più la lunghezza focale aumenta, maggiore sarà l’estensione da aggiungere tramite i tubi di prolunga per ottenere un rapporto di riproduzione elevato. Ciò rende questo sistema poco pratico per l’uso di teleobiettivi (non macro) in macrofotografia.

Una seconda problematica legata agli anelli di prolunga è la diminuzione della luminosità dovuta ai tubi interposti fra l’ottica e il sensore. Più tubi interponiamo, più diminuisce la luminosità.

Olympus OM2 SP, Zuiko 135 mm, anello da 36 mm, f/16, flash manuale, pellicola Fujichrome Sensia 200, scatto a mano libera
Olympus OM2 SP, Zuiko 135 mm, anello da 36 mm, f/16, flash manuale, pellicola Fujichrome Sensia 200, scatto a mano libera

PRO:

  • relativamente economici;
  • possono essere utilizzati su ottiche differenti.

CONTRO:

  • perdono di efficacia (in termini macrofotografici) sulle focali lunghe;
  • diminuzione della luminosità;
  • impossibilità di focheggiare all’infinito quando sono montati.

Lenti addizionali o diottriche

Le lenti addizionali vanno avvitate sulla lente frontale, come fossero dei filtri. La loro potenza è espressa in diottrie e il rapporto d’ingrandimento che possono raggiungere dipende dal potere della lente e dalla lunghezza focale dell’ottica su cui viene applicata.

La distanza di lavoro dipende invece solo dal potere della lente, indipendentemente da quale sia la focale dell’ottica su cui è montata. Per questo motivo, maggiore sarà la focale dell’obiettivo, maggiore l’ingrandimento. Perciò, mentre i tubi di prolunga penalizzavano i teleobiettivi, con le lenti diottriche sono proprio le lunghe focali a dare i risultati migliori. Sono inoltre poco ingombranti e non tolgono luminosità.

Lente addizionale Canon 500D
Lente addizionale Canon 500D da 2 diottrie

Aspetti negativi. Trattandosi di “filtri” a vite non possono essere montati su obiettivi con lenti frontali di diametro elevato. Inoltre, si tratta pur sempre di aggiuntivi e, a meno di non comprarli di ottima qualità, non produrranno buone immagini.

Ma qual è la distanza di lavoro che permettono queste lenti? E quali i risultati si ottengono in termini di rapporto d’ingrandimento?

Una lente da 2 diottrie, montata su un’ottica con focheggiatura impostata su ∞, consente una distanza di lavoro di circa 50 cm e un ingrandimento di 0,60X se montata su un 300 mm e di 0,10X su un 50 mm.

PRO:

  • poco ingombranti;
  • non diminuiscono la luminosità degli obiettivi;
  • danno i migliori risultati in termini di ingrandimento sui teleobiettivi.

CONTRO:

  • il costo di una lente di grande diametro è relativamente alto;
  • non si possono montare su obiettivi con lente frontale di diametro elevato;
  • se non sono di ottima qualità non producono immagini di buon livello;
  • impossibilità di focheggiare all’infinito quando sono montate.

Conclusioni

Siamo giunti alla fine dell’articolo, un articolo in cui ho preferito omettere passaggi e formule per semplificare l’esposizione. Credo però che sia un buon punto di partenza per farsi un’idea di cosa siano la macrofotografia e la fotografia a distanza ravvicinata.

Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio la guida di Riccardo Polini citata all’inizio e la monografia di John Shaw John Shaw’s Closeups in Nature. Quest’ultima, pubblicata diversi anni fa, considera esclusivamente la fotografia su pellicola, ma la teoria è sempre valida. Il libro è molto tecnico e credo che attualmente sia disponibile solo in inglese. John Shaw ha dedicato qualche pagina alla fotografia a distanza ravvicinata anche su John Shaw’s Guide to Digital Nature Photography, sempre in inglese. Si tratta di una pubblicazione più recente e aggiornata e fornisce spiegazioni molto più semplici rispetto alla precedente, ma non è una guida monografica.

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