La OM-3 è una delle fotocamere più recenti di OM System, quelle che montano il sensore stacked retroilluminato da 20Mpx (Micro4/3). A livello di sistema l’ho trovata una evoluzione della OM-1 Mark I con la quale condivide il cuore dell’architettura ma in una declinazione che definirei ottimizzata. La OM-3 dovrebbe essere – a livello di sistema – equivalente a una OM-1 Mark II.

Ergonomia e Design
La OM-3 ha un design rétro che richiama le forme classiche delle Olympus a pellicola, a differenza delle ammiraglie OM-1 che hanno un form factor stile reflex. Il design della OM-3 è quello che preferisco a livello estetico: un po’ perché sono affezionato alle Olympus a pellicola con cui ho iniziato a fotografare, un po’ perché non pratico fotografia d’azione con teleobiettivi spinti con i quali un supporto più ampio con un grip pronunciato fa comodo.
Dimensioni e peso
L’OM-3 pesa 413g, solo corpo (492 con batteria e scheda SD). Rispetto alla OM-1 II si risparmiano circa 100g di peso e la profondità è minore (45.8mm Vs. 72.7mm). Sulla carta possono sembrare differenze minime ma quando preparo lo zaino per una escursione vedo che ogni grammo e ogni centimetro, sommati, contano.
Impugnatura
A differenza di quanto si possa pensare, l’ergonomia – in termini di impugnatura – non mi è dispiaciuta, facilitata dall’utile sporgenza gommata per il pollice. In base alla mia esperienza, la mancanza di un grip anteriore crea problemi solamente se si vuole impugnare la fotocamera con una sola mano. In particolare se si tenta di farlo inquadrando in verticale. Ciò che invece mi è piaciuto poco, ed è l’unica critica che ho verso questa macchina, sono i pulsanti fisici.
Pulsanti e ghiere
I pulsanti sono poco sporgenti e non troppo facili da premere, anche senza guanti. E ciò mi ha fatto sentire maggiormente la mancanza del Joystick, non perché non se ne possa fare a meno ma perché il selettore multidirezionale così poco prominente non si fa amare come suo sostituto per la selezione del punto di messa a fuoco. Lo stesso vale per il tasto AF-ON che sono abituato a utilizzare per la messa a fuoco automatica (back button focus).
Sempre riguardo i pulsanti, il numero non è abbondante. Questa più che una critica è una costatazione, in ogni caso l’accesso al super pannello di controllo (una sorta di menu rapido), che si attiva premendo il tasto live view posto sulla calotta superiore, compensa un po’ questo aspetto. Permette infatti di avere tutto sotto controllo e a portata di touch molte delle impostazioni importanti.

Punto sicuramente a favore sono le due ghiere fisiche per gestire direttamente i parametri principali di scatto. Per come sono abituato a fotografare, la presenza di ghiere mi interessa particolarmente. Dopo aver assegnato al tasto Fn la selezione del valore ISO, con le due ghiere posso regolare i parametri di base: diaframma e compensazione dell’esposizione (in priorità di apertura) o diaframma e tempo di scatto (in modalità manuale).
Menu
Super pannello di controllo (Menu rapido)
Vicino alla (terza) ghiera di selezione delle modalità foto e video c’è un pulsante ( |▢| ) per commutare il display posteriore da live view a una modalità che mostra le principali impostazioni della fotocamera. È di fatto un menu touch di selezione rapida. L’ho utilizzato principalmente per variare il tipo di otturatore, selezionare lo scatto temporizzato, cambiare modalità AF. Prevede, tra le altre opzioni, anche un accesso rapido alla funzione riconoscimento del soggetto.
Con un doppio tap si seleziona la voce desiderata e premendo il tasto di conferma al centro del selettore multidirezionale si entra nel sotto-menu per variare i parametri. Non è immediato come avere più pulsanti fisici dedicati ma è una via di mezzo. Sicuramente più veloce rispetto a entrare nei menu, anche in quelli personalizzati.
Menu personalizzati – My Menu
La funzionalità My Menu, sempre più presente nelle fotocamere, permette di creare il proprio menu personalizzato in cui inserire le voci a cui si accede più frequentemente. È una opzione particolarmente comoda. Inserire una voce nel My Menu partendo dal menu completo è velocissimo: selezioniamo una voce nel menu principale e premiamo il tasto REC ◉. Nel menu personalizzato normalmente inserisco operazioni come la formattazione della scheda, la modalità di visualizzazione informazioni sul display… insomma quelle funzioni che voglio avere a portata di mano più rapidamente.
Ghiera creativa e JPEG diretti
Sulla parte frontale, accanto all’obiettivo, c’è un selettore: la ghiera creativa (creative dial). Serve per selezionare velocemente un profilo di scatto che si applica esclusivamente ai JPEG. Si può scegliere tra 5 posizioni: MONO, COLOR, nessun effetto, ART, CRT). Per ogni posizione si può personalizzare il tipo di effetto.
Ora, io fotografo in digitale da molti anni e ho fotografato più per lavoro che nel tempo libero. Dico questo perché scatto sempre in RAW. O meglio, in RAW + JPEG (alla massima qualità), ma per me il JPEG è una sorta di backup se un RAW dovesse presentare un problema in fase di salvataggio. Quindi imposto per i JPEG un profilo neutro, scarico, senza nitidezza, abbastanza piatto… insomma, non certo quello che si definirebbe un JPEG pronto.
Ci sono però un paio di brand che hanno puntato molto sui JPEG diretti in camera (SOOC): uno è Fujifilm con le sue simulazioni pellicola e l’altro è Olympus/OM System. I JPEG diretti delle OM System sono veramente buoni e pronti. Utilizzarli riporta anche un po’ all’esperienza dello scatto più tradizionale. A quando si sceglieva una pellicola, si esponeva correttamente e si aspettavano i risultati, senza lavoro aggiuntivo o quasi in postproduzione al computer. La differenza – lavoro in camera oscura a parte ma quello è un discorso già più avanzato – sono i tempi di attesa.
Per il mio modo di fotografare il RAW resta la scelta principale, ma mi sono convinto a fare qualche sessione di scatto sfruttando i JPEG e la rapidità di accesso tramite la ruota creativa. Se non amate fare postproduzione e scattate normalmente in JPEG ne resterete più che contenti.
Funzionalità computazionali
Le funzionalità computazionali della OM-3 sono aggiornate rispetto a quelle della prima OM-1 (la Mark I): sono le stesse presenti nella OM-1 Mark II. È stata aggiunta la modalità di scatto ad alta risoluzione con RAW a 14 bit e i filtri ND graduati (GND) Live.
Nella OM-3 è presente il tasto dedicato (CP) per richiamare le funzionalità computazionali. Tenendolo premuto e ruotando la ghiera anteriore si possono selezionare velocemente le varie funzionalità. La pressione del tasto CP attiva e disattiva la funzionalità selezionata, permettendo di tornare rapidamente alla modalità di scatto normale o di attivare una particolare funzionalità al volo.
L’aggiunta di un tasto dedicato, cosa avvenuta anche nella OM System OM-5 II, è indicativo di quanto OM System punti su queste funzioni.
Durata delle batterie – Velocità di elaborazione
La durata delle batterie è sempre elevata, ma rispetto alla OM-1 Mark I ho notato che nell’uso intensivo delle funzionalità computazionali, in particolare nell’uso di filtri ND Live e della modalità HR (alta risoluzione), la OM-3 sia ottimizzata nei consumi della batteria.
Inoltre, in termini di velocità di elaborazione la OM-3 è chiaramente più veloce nel completare le operazioni di composizione e quindi più rapida nel tornare operativa.
Entrambi gli aspetti confermerebbero l’impressione che la OM-3, nonostante condivida l’architettura di base della OM-1 Mark I, sia ottimizzata rispetto a quest’ultima.
Stabilizzazione
La stabilizzazione interna (sul sensore) l’ho trovata più efficace rispetto a quella della OM-1 Mark I, che già era molto buona. Sulla carta la OM-3 dovrebbe avere una stabilizzazione con una compensazione di stop inferiore rispetto alle ammiraglie ma per lo meno rispetto alla prima OM-1 l’ho trovata migliore.
Nel video su YouTube trovate molte delle immagini scattate con la OM System OM-3, utili come completamento dell’articolo:

Autofocus
Sempre rispetto alla OM-1 Mark I l’autofocus funziona meglio, anche in condizioni di scarsa illuminazione. Non ho mai sperimentato il fenomeno di falsi positivi nella messa a fuoco in situazioni difficili. Ho usato sempre l’AF a punto singolo e non ho problemi da segnalare al riguardo.
Slot per le schede di memoria
Non essere un’ammiraglia non si riflette solamente nella minore presenza di tasti fisici ma anche nel singolo slot per le schede di memoria. La questione non mi crea problemi, perché – non fatelo a casa 😉 – ho sempre seguito la via dell’incoscienza e non ho mai utilizzato il doppio slot per il backup… nemmeno per lavoro…
Le schede di memoria sono di tipo SD e il bus supporta lo standard UHS-II.
Mirino elettronico e display posteriore
Il mirino elettronico (EVF) è nella media ed è gradita la presenza dell’oculare gommato.
Il display LCD è touch, anche questo nella media come risposta. Può essere estratto lateralmente e ruotato nelle varie direzioni. Personalmente questo tipo di display è quello che preferisco perché mi dà la massima libertà per scattare in maniera comoda da angolazioni che comode non sono. Lo trovo pratico per scattare dal basso in verticale o in orizzontale sempre con angolazioni basse, tipo mirino a pozzetto.
So che molte persone preferiscono lo schermo che non ruota e non si estrae, solamente basculabile verso l’alto e il basso. Io non farei mai il cambio ma sono scelte.
Qualità d’immagine ed esposizione
Il sistema Micro4/3 è da sempre caratterizzato da file molto “secchi” in termini di nitidezza. Questo è dovuto anche al fatto che la maggior parte delle ottiche sono performanti.
La risposta del sensore, parlo sempre in termini di file RAW, porta a scattare non pensando alla postproduzione. L’approccio migliore trovo sia quello di esporre correttamente, alzando gli ISO quando necessario. Al limite, pur stando attenti a non bruciare le alte luci, meglio avere una leggera sovraesposizione se si vuole più margine di recupero nelle parti in ombra. Come avevo notato utilizzando la OM-1 Mark I, i file non si prestano a un grande recupero nelle ombre. Mi sembra che la OM-3 produca file leggermente più flessibili nelle zone scure rispetto alla OM-1 Mark I, ma potrebbe essere una mia impressione. Di contro la OM-1 Mark I mi è sembrato avere una leggerissima tenuta in più nelle alte luci, ma non trattandosi di prove fianco a fianco potrebbe essere uno scherzo della memoria.
Conclusioni
La OM System OM-3 è una fotocamera che nulla ha da invidiare alle ammiraglie OM-1 Mark I e II dal punto di vista di funzionalità e qualità d’immagine. OM System la identifica come una fotocamera per creativi, definizione che in un certo senso ne sminuisce un po’ le potenzialità. L’accattivante design rétro (che apprezzo), l’accesso rapido ai profili per scattare in JPEG e il tasto dedicato alle funzionalità computazionali sono tutti elementi che tolgono qualunque dubbio su quale sia la collocazione che l’Azienda ha voluto dare a questa fotocamera. Ma questa è solo una parte della storia.
Se si va oltre l’apparenza ci si trova in mano uno strumento che condivide l’architettura e le funzionalità della top di gamma OM-1 Mark II, alleggerita di quelle caratteristiche che contraddistinguono le ammiraglie ma in grado di produrre immagini equiparabili. Stesso sensore e stesso processore. La OM-3, rispetto alla prima OM-1, ha visto una ottimizzazione delle risorse in termini di elaborazione e autonomia. Ovviamente non ha tutte le caratteristiche della serie 1. Se si ha bisogno di un’impugnatura pronunciata, comandi fisici in abbondanza, doppio slot di schede di memoria si opta direttamente per le ammiraglie.
A chi consiglio la OM-3
La OM-3 è destinata a un pubblico di utenti che non praticano fotografia d’azione e che non utilizzano obiettivi spinti. Viaggio, uscite di piacere, escursionismo ma anche in ambiti come fotografia di paesaggio e tutti quei generi non troppo dinamici. La qualità d’immagine è quella che si può ottenere dai sensori più recenti e di fascia più alta montati da OM System. Poi ci sono gli obiettivi che sono per lo più performanti, anche quelli non Pro.
Il grado di resistenza ad agenti esterni ha certificazione IP53 (se usata con obiettivi anch’essi certificati). È un bonus – non scontato – utile per aggiungere un po’ di tranquillità quando si usa in esterno.
L’altra fascia di pubblico a cui la consiglio è quella di coloro che amano scattare in JPEG e vogliono utilizzare i file prodotti direttamente dalla fotocamera (si veda anche l’accesso rapido tramite ghiera creativa). I JPEG diretti (SOOC) sono validi e gradevoli. Per di più, quando si utilizzano alcune funzionalità computazionali come lo scatto in alta risoluzione, i JPEG diretti processati internamente dalla macchina sono ben processati: nel caso specifico dell’HR non è facile eguagliarli partendo dal RAW.





