Mi è stata regalata una Yashica Lynx-5000, una fotocamera 35mm a telemetro (rangefinder) degli anni ’60. Ha un’ottica fissa da 45mm (4.5cm) f/1.8 e l’otturatore a lamelle (centrale) interno all’obiettivo.
È provvista di esposimetro al solfuro di cadmio (CdS) che necessita di una batteria ma, essendo interamente meccanica – esposimetro a parte – non ha bisogno di batterie per funzionare.

Yashica Lynx
La famiglia delle Yashica Lynx contava 5 modelli (principali):
- Lynx-1000 (1960) con obiettivo Yashinon 45mm f/1.8 (6 elementi in / 4 gruppi), esposimetro con cellula al selenio (senza batterie);
- Lynx-5000 (1962) con obiettivo Yashinon 45mm f/1.8 (7 elementi in / 5 gruppi), esposimetro al solfuro di cadmio (CdS) (con batteria);
- Lynx-14 (1965) con obiettivo Yashinon 45mm f/1.4 (7 elementi in / 5 gruppi), esposimetro CdS (con batteria);
- Lynx-5000E*(1968) con obiettivo Yashinon 45mm f/1.8 (7 elementi in / 5 gruppi), esposimetro CdS (con batterie e led nel mirino);
- Lynx-14E*(1968) con obiettivo Yashinon 45mm f/1.4 (7 elementi in / 5 gruppi), esposimetro CdS (con batterie e led nel mirino).
* Le varianti E (1968) adottano due batterie e un sistema di lettura dell’esposizione con indicatori LED nel mirino.
Yashica Lynx-5000
Specifiche
Anno inizio produzione: 1962
Datazione del modello in uso: probabilmente ottobre 1967
Tipologia: fotocamera a telemetro 35mm con ottica fissa
Paese di fabbricazione: Giappone
Obiettivo: Yashinon 45mm f/1.8 (7elementi in 5gruppi)
Otturatore: Copal-SV a lamelle, interno all’obiettivo
Diaframmi: f/1.8-f/22
Tempi: 1s-1/1000s + Posa B
Diametro filettatura filtri: 46mm
Valori ISO selezionabili: 10-800
Dimensioni e peso: 13×7.5×8.4cm – 750g ca.
Batteria originale: Mercurio 1.3v PX625
Design e comandi
La fotocamera ha un design elegante ed è costruita in metallo. La solidità si percepisce ancor prima di tenerla in mano.

Comandi sul barilotto dell’obiettivo
La quasi totalità dei comandi sono sull’obiettivo: selezione dei diaframmi, dei tempi e dei valori ISO. Selettore del tipo di flash esterno eventualmente collegato alla porta PC sync e attivazione dello scatto temporizzato. Il pulsante di scatto è comodo, facile da premere (anche troppo se si ripone la fotocamera carica nello zaino) e ha la filettatura interna per lo scatto remoto.
Sempre sull’obiettivo c’è una levetta contrassegnata con M/X che serve per selezionare il tipo di flash utilizzato e il differente tempo di sincronizzazione. La leva deve essere portata su X anche per usare lo scatto temporizzato che si attiva con un’altra levetta (senza notazioni) posta nella parte inferiore dell’obiettivo.
Infine, in prossimità del corpo macchina c’è la ghiera per la messa a fuoco (manuale).

Calotta superiore e fondello
La leva di carica è nella parte superiore destra e accanto a essa c’è la finestrella del conta-pose. Sempre nella parte superiore ci sono l’altra finestrella per la lettura esposimetrica e la torretta con la leva di riavvolgimento della pellicola.
È presente anche la slitta per gli accessori, in particolare per il flash, ma è senza contatti. Un flash esterno può essere però collegato tramite il connettore anteriore PC Sync posizionato accanto all’obiettivo, vicino al pulsante per attivare l’esposimetro.
Sul fondello ci sono: sblocco per il riavvolgimento della pellicola (che si effettua sollevando e ruotando in senso orario la levetta all’interno della torretta sulla calotta), l’alloggiamento per la batteria, la filettatura da ¼” e lo sblocco dell’apertura del dorso.
Otturatore
L’otturatore centrale è un Copal-SV a lamelle interno all’obiettivo. Un vantaggio di questo tipo di otturatore è di produrre meno vibrazioni (rispetto a quelli a tendina/lamelle posti in prossimità del piano focale): riduce il rischio di mosso e permette di scattare a mano libera con tempi più lenti.

Mirino e messa a fuoco
La messa a fuoco si effettua utilizzando la ghiera sul barilotto che riporta sia la scala delle distanze sia quella delle profondità di campo (per valutare gli intervalli in cui la profondità di campo nitido si estende al variare del diaframma).
Il mirino ha un interessante sistema con cornice mobile. La cornice, che serve a indicare l’area effettivamente inquadrata, si sposta al variare della distanza di messa a fuoco per compensare l’errore di parallasse.
Nel mirino è poi presente un rettangolo di colore giallo chiaro per la messa a fuoco tramite telemetro. Inquadrando il soggetto che si vuole mettere a fuoco all’interno del rettangolo giallo si ruota la ghiera sull’obiettivo fino a che l’immagine nel rettangolo diventa nitida (non più sdoppiata). A quel punto la messa a fuoco sul soggetto è corretta.
Esposimetro e batteria
La Lynx-5000 è una fotocamera meccanica e può funzionare anche senza batterie, fatta eccezione per l’esposimetro. Infatti, questo modello fu il primo a utilizzare un esposimetro al solfuro di cadmio che, a differenza di quello precedente al selenio, per funzionare ha bisogno di batterie. Quello al selenio non necessitava di alimentazione ma si usurava nel tempo.
Sulla calotta superiore è presente la finestrella del galvanometro il cui ago segnala se l’esposizione è corretta (ago al centro sulla linea spessa) oppure se c’è una sovraesposizione (OVER) o una sottoesposizione (UNDER) relativamente ai parametri di scatto impostati e al soggetto inquadrato. Sul manuale ho letto che anche nel mirino dovrebbe essere riportata la lettura esposimetrica, sempre con un ago, però nel modello in mio possesso si vede solamente un piccolo rettangolo nero in alto al centro.
Batteria
Sul fondello troviamo l’alloggiamento per una batteria. Le batterie al mercurio, indicate per il corretto funzionamento (PX-13 o PX625), non sono più in produzione. Facendo ricerche online ho trovato che la batteria per cui era progettata può essere sostituita con una SR44 – ancora in produzione – ma solo dopo averla inserita all’interno di un adattatore (link Amazon, no affiliazione). L’adattatore serve sia per adattarla fisicamente all’alloggiamento ma anche ad adattarla in termini di corrente. Valori differenti da quelli su cui è tarato porterebbero a una misurazione non corretta.
Riguardo questo aspetto sto ancora facendo delle prove perché dopo un primo test l’esposimetro non risultava funzionante invece il problema forse non era dovuto all’esposimetro. Sto approfondendo la cosa e aggiornerò l’articolo in seguito. Nel frattempo, siccome la fotocamera è meccanica e può funzionare completamente in manuale ho utilizzato un esposimetro esterno per le misurazioni.
Aggiornamento
L’adattatore sopra indicato non si è rivelato una buona soluzione: inserendo la batteria SR44 al suo interno l’esposimetro non dà segni di vita. Ho provato allora a inserire direttamente la batteria SR44 senza adattatore, creando un collegamento provvisorio giusto per fare una prova e… l’esposimetro ha ripreso a funzionare.
Montando sulla slitta della fotocamera un esposimetro Sekonic SE L208 ho fatto qualche prova per valutarne il comportamento. Con la batteria non corretta (SR44) si ottiene una leggera sottoesposizione, minima.
Facendo un po’ di ricerche ho letto di un adattatore MR-9 con diodo che dovrebbe ripristinare i parametri corretti della batteria per cui l’esposimetro è tarato, ma il prezzo è abbastanza alto (e non ho nemmeno modo di provarlo per sapere se funziona…) quindi – visto che a fotocamera funziona in manuale – quando vorrò usarla utilizzerò un esposimetro esterno.
Vincolo tempi/diaframmi
Una particolarità della Yashica Lynx-5000 è il meccanismo di “accoppiamento parziale” tra tempi e diaframmi. Una volta selezionato il diaframma si imposta il tempo di scatto, dopo di che se variamo il tempo di scatto il diaframma si sposterà di conseguenza per mantenere inalterata la coppia esposimetrica selezionata. Se invece spostiamo la ghiera dei diaframmi il tempo non la seguirà.

Tele-converter (aggiuntivo ottico)
Insieme alla macchina fotografica mi è stato dato anche un aggiuntivo (originale) per rendere il 45mm “più tele”. L’aggiuntivo si avvita come un filtro sulla lente frontale. Per farlo serve un anello di raccordo. Insieme alla fotocamera e all’adattatore c’era anche l’anello step-up Tiffen 49M7 necessario per il raccordo. Al momento non l’ho ancora provato.
Facendo ricerche ho letto che Yashica prevedeva per alcune delle sue fotocamere aggiuntivi ottici opzionali (grandangolare/wide, tele e forse anche macro) nonché un mirino da posizionare sulla slitta per avere un’idea del nuovo angolo di campo dopo il montaggio dell’aggiuntivo.
Stato e manutenzione preliminare
Quando la Lynx-5000 è arrivata nelle mie mani aveva vissuto parecchie avventure e necessitava di un minimo di manutenzione per renderla operativa. In particolare, siccome tutti i controlli sono posizionati sul barilotto dell’ottica fissa, almeno su quello sono dovuto intervenire.
Ho trovato qualche schema in rete ma poi sono partito in maniera soft limitandomi a rimuovere il gruppo ottico anteriore per arrivare a stringere le 3 viti che tengono in posizione la ghiera di selezione dei tempi di scatto. La parte più esterna dell’obiettivo non ha inserti reali per utilizzare una chiave a due punte (link Amazon, no affiliazione) quindi ho usato gli utensili in gomma (link Amazon, no affiliazione) per fare pressione sulla cornice frontale e svitarla.
Quella dei tempi di scatto è la ghiera più esterna, la prima che si trova disassemblando e la più semplice su cui intervenire.
Con l’occasione ho fatto anche un po’ di pulizia sia esterna, su tutto il corpo, sia interna per far sì che la ghiera di regolazione dei tempi ruotasse facendo meno resistenza.
Questa fotocamera avrebbe bisogno di maggiori interventi di manutenzione (per esempio sulle altre ghiere), ma si tratta di un lavoro più delicato quindi per ora ho preferito fermarmi al minimo indispensabile per poterla utilizzare e decidere poi se andare oltre o meno.
L’unico altro intervento di manutenzione che ho eseguito è stata la sostituzione delle guarnizioni per evitare l’ingresso di luce all’interno del vano pellicola.
Controllo dei tempi di esposizione
Utilizzando un metodo non professionale ho controllato i tempi di scatto. Come mi aspettavo il tempo di scatto più veloce (1/1000 s) non viene più raggiunto (si ferma a circa 1/400s scarso), ma a mano a mano che i tempi rallentano il valore reale e quello rilevato vanno a riallinearsi. Ho riportato i tempi effettivi di scatto in una tabella, e siccome non penso di scattare pellicola diapositiva, le pellicole negative qualche piccolo errore di esposizione me lo perdoneranno.
La leva dello scatto temporizzato per ora invece è meglio non toccarla, mi sembra che rimanga facilmente bloccata.
Diaframma
Il diaframma non è bloccato come mi era sembrato la prima volta che l’ho presa in mano.
Mirino e messa a fuoco
Il mirino è un po’ opacizzato ma la cornice dell’inquadratura è visibile. La patch gialla del telemetro invece credo sia un po’ sbiadita (non so come fosse realmente da nuova) e se non c’è molta luce la messa a fuoco attraverso il mirino è difficoltosa o impossibile.
Di positivo c’è che la messa a fuoco tramite telemetro mi sembra che restituisca valori in linea con quelli riportati sulla scala delle distanze quindi è possibile mettere a fuoco a stima. La ghiera per la messa a fuoco manuale ha qualche imperfezione a distanza di fuoco ravvicinata, non tale da renderla inutilizzabile ma anch’essa necessiterebbe di manutenzione.
Esperienza di scatto
La macchina non è né minuscola né leggera: il metallo c’è e la costruzione è solida.
Quando si inquadra nel mirino una parte del fotogramma viene coperta dall’obiettivo che entra nel campo inquadrato e bisogna anche stare attenti a come si impugna per evitare di togliere ancora altra visuale.
Detto questo, il tasto di scatto è di facile pressione, l’impugnatura non troppo ergonomica ma gradevole. Il fascino della macchina e sapere che si sta scattando con un oggetto che ha sessant’anni è però forse l’aspetto più interessante e appagante.
Tutte le immagini scattate con la Yashica Lynx-5000 sono nel video sul canale YouTube:

Pellicole utilizzate
Ho caricato la Lynx-5000 con due rullini di pellicola negativa: una pellicola in bianco e nero Double X (250 ISO) ribobinata dal laboratorio DP66 che me l’ha fornita e si è occupato dello sviluppo e una negativa a colori Kodak Gold (200 ISO). Anche il Kodak Gold (processo di sviluppo C41) è stato sviluppato da DP66.
DP66
Ho conosciuto il laboratorio DP66 quando uno dei ragazzi che vi lavorano, Nicola, mi chiese se volessi provare le loro pellicole cinematografiche ribobinate. Trovate i contenuti di quella esperienza in questo video e in questo articolo.
Oltre alle loro capacità tecniche ho apprezzato il rapporto piacevole che si è creato e la facilità di dialogo con loro, aspetto non scontato e non secondario soprattutto considerando che per me lo scatto in pellicola adesso è una attività di piacere. Ma anche una attività di ricerca e divertimento.
DP66 si occupa principalmente di ribobinatura pellicole, sviluppo e scansione. Non tratta solo pellicola negativa ma anche diapositiva con sviluppo E6 e… fa anche molto altro, ma trovate tutte e informazioni sul loro sito. La base operativa è a Salerno, ma lavorano con tutta Italia, anche grazie a una rete di partner che sta crescendo.
A scanso di equivoci, non si tratta di un contenuto sponsorizzato da DP66.






