Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro | Recensione + test

Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro
Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro

L’obiettivo Olympus M.Zuiko 60 mm f/2.8 Macro, in produzione dal 2012, è un macro che raggiunge il rapporto di riproduzione 1:1 nel formato nativo Micro4/3.

Quest’ottica non era un acquisto preventivato: possedevo già il Panasonic Leica DG Macro-Elmarit 45mm f/2,8 ASPH OIS, più che adatto al lavoro che svolgo normalmente. Non avevo necessità impellenti di un 60 mm (120 mm “equivalenti” nel formato 35 mm) ma, siccome un conoscente che tratta la propria attrezzatura con estrema cura vendeva il suo con ancora 2 anni di garanzia, l’ho comprato. Ero anche un po’ incuriosito dalle sue prestazioni visto che ne avevo sentito tanto parlare in modo positivo.

Panoramica e caratteristiche principali

È un obiettivo estremamente leggero (186 g), il corpo è in materiale plastico di buona qualità, mentre la baionetta in metallo. I materiali, il peso e le dimensioni ridotte (diametro 56 mm, lunghezza 82 mm) lo fanno sembrare un oggetto delicato, tuttavia la costruzione è a prova di polvere e schizzi e il produttore lo promuove come adatto per l’uso outdoor.

La focheggiatura manuale non è meccanica ma di tipo by wire ovvvero vincolata al motore autofocus: l’ampia ghiera di focheggiatura può ruotare in una direzione o nell’altra all’infinito, senza mai incontrare uno stop. Sul barilotto è presente un atipico indicatore per la distanza di fuoco e i relativi rapporti d’ingrandimento. Questo indicatore è molto utile e rende meno sgradevole, almeno per me, l’esperienza del manual focus vincolato al motore AF.

È presente anche un selettore per limitare la distanza o il range di focheggiatura che può essere impostato su 4 posizioni: 0.4 m–∞, 0.19 m–∞; 0.19–0.4 m, 1:1. La posizione 1:1 permette di raggiungere velocemente il rapporto di riproduzione massimo, evitando numerose rotazioni della ghiera di focheggiatura.

Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro - Indicatori e selettore sul barilotto
Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro – Indicatori e selettore sul barilotto

All’aumentare del rapporto di riproduzione la lunghezza dell’ottica non varia.

Con una certa sorpresa ho notato che l’autofocus funziona senza incertezze anche al massimo ingrandimento, almeno se c’è luce a sufficienza.

Contenuto della confezione

Gli unici accessori forniti a corredo sono i tappi anteriore e posteriore: anche il paraluce va acquistato a parte… Personalmente, sconsiglio di acquistare i paraluce originali, spesso molto costosi: mi trovo molto bene con quelli prodoti da JJC, i materiali sono buoni e l’innesto fluido. Il paraluce JJC per l’Olympus 60 mm macro è acquistabile a questo link.

Qualità d’immagine, vignettatura, aberrazioni cromatiche, distorsione

Per i test sulla resa qualitativa ai vari diaframmi ho fotografato una mira in formato A4 a una distanza tale che la mira riempisse il fotogramma. Per il test in macro 1:1 ho fotografato l’etichetta di una batteria della fotocamera. Ho processato i file RAW utilizzando un software della DxO, che permette di bypassare le correzioni che Olympus applica ai RAW, così da poter valutare la resa reale dell’ottica.

Questa la mira usata per il primo test:

Focus test chart

Test “non macro”

Nitidezza

La nitidezza è buona già a tutta apertura (f/2,8) e diventa massima al centro a f/4. f/5,6 è però l’apertura che garantisce la massima uniformità e la maggiore qualità media su tutto il fotogramma. A f/8 inizia a comparire una fisiologica diffrazione, ma è pienamente utilizzabile. Anche la resa a f/11 resta buona. A f/16 la qualità, soprattutto ai bordi, diminuisce notevolmente: da usare solo se non si può fare a meno. f/22 è da evitare.

Olympus 60mm Macro - Qualità d'immagine centro-bordo - Crop 100%
Olympus 60mm Macro – Qualità d’immagine centro-bordo – Crop 100%

Vignettatura

Solo a tutta apertura si nota un po’ di caduta di luce ai bordi, a f/4 è ormai impercettibile e sparisce completamente a tutti gli altri diaframmi.

Olympus 60mm f/2.8 Macro - Test vignettatura
Olympus 60mm f/2.8 Macro – Test vignettatura

Aberrazioni cromatiche

Le aberrazioni cromatiche laterali sono minime e facilmente correggibili in post produzione. Aumentano a mano a mano che si chiude il diaframma, ma non sono nulla di cui preoccuparsi.

Distorsione

La distorsione è pressoché assente.

Test macro 1:1

Nitidezza

L’obiettivo si comporta in modo molto simile a quanto descritto nel test “non macro”, fatta eccezione per la massima nitidezza che, anche al centro, viene raggiunta a f/5,6, ma la differenza è davvero minima.

Aberrazioni cromatiche

Sul fronte delle aberrazioni cromatiche la cosa cambia notevolmente. Mentre all’ingrandimento 1:2 non si notavano particolari differenze di comportamento rispetto al test precedente, al rapporto di riproduzione 1:1 le aberrazioni cromatiche sono molto presenti e, anche dopo l’eliminazione in post produzione, qualcosa permane. Nulla di eclatante, visibile solo in alcune zone e comunque limitate al massimo ingrandimento. Inoltre, invece di aumentare a mano a mano che i diaframmi crescono in valore assoluto (cioè chiudendo il diaframma), la perdita di contrasto e nitidezza ai diaframmi più chiusi riduce la visibilità delle aberrazioni.

Olympus 60mm Macro - Correzione aberrazione cromatica - RR 1:1 - Crop 100%
Olympus 60mm Macro – Correzione aberrazione cromatica – RR 1:1 – Crop 100%

Conclusioni

Pur non avendo fatto un confronto diretto fra l’Olympus M.Zuiko Digital ED 60mm f/2.8 Macro e il Panasonic Leica DG Macro-Elmarit 45mm f/2,8 ASPH OIS mi sembrava utile, avendoli usati entrambi, parlarne insieme in questa parte conclusiva.

Usando questi obiettivi principalmente in studio e lavorando in stack-of-focus, non ho analizzato le caratteristiche della resa dello sfocato (bokeh) o la resistenza ai riflessi (flare).

Sono due ottiche diverse: la differenza di lunghezza focale c’è e si fa sentire. Per come è impostato adesso il mio lavoro non potrei rinunciare al 45 mm, ma per chi si dedica principalmente a fotografia outdoor di piccoli esseri viventi di sicuro il 60 mm è più indicato.

A livello di mercato l’Olympus è più diffuso, meno costoso e molto più facile da reperire sull’usato a prezzi relativamente contenuti.

La qualità d’immagine è molto buona per entrambi, soprattutto al centro, dove il 45 mm e il 60 mm hanno una resa pressoché identica. Però, l’uniformità su tutto il fotogramma dell’Olympus è più elevata, seppur non eccellente. Per delle ottiche macro è anomalo che fra centro e bordi ci sia tutta questa differenza di qualità, soprattutto ai diaframmi a cui lavorano meglio. Ciò si nota di più nel Panasonic Leica ma, come dicevo, anche l’Olympus ne soffre, pur mantenendo valori di resa elevati.

Sul fronte delle aberrazioni cromatiche il Panasonic Leica si comporta meglio, in particolare ai forti ingrandimenti. Nell’Olympus, le AC sempre correggibili sebbene raggiungendo il rapporto di riproduzione 1:1 qualcosa resta, pur non disturbando eccessivamente.

L’Olympus presenta sul barilotto l’indicatore della distanza di fuoco e del rapporto di riproduzione e una funzionalità per passare velocemente al massimo ingrandimento (1:1), il che mi fa sopportare meglio il focus-by-wire. Sul 45 mm ne sento la mancanza.

Entrambi gli obiettivi hanno una resa più che buona già a tutta apertura. Vignettatura e distorsione sono rispettivamente trascurabile e assente.

La scelta fra le due ottiche è dettata principalmente dalle esigenze personali o dal prezzo meno invitante del 45 mm. In ogni caso, sono due obiettivi che non deludono e che non mi sono pentito di aver acquistato.

Immagini d’esempio

Figure stampate in 3D con una stampante MJP (Multi Jet Printing)
Figure stampate in 3D con una stampante MJP (Multi Jet Printing). Materiale utilizzato: resina Crystal. Le due figure a sinistra sono stampate in modalità XHD, con precisione 16 micron (successivamente verniciate), quelle di destra in modalità HD, precisione 32 micron, senza verniciatura. Obiettivo diaframmato a f/11. Stampa realizzata da Tuttoin3D.
Particolare della pavimentazione del ponte, stampata in FDM (Fused Deposition Modeling), di un modello d'imbarcazione in scala (circa 1:50). L'obiettivo, anche diaframmato a f/8, riesce a rendere bene la precisione della lavorazione. Materiale utilizzato: PLA con fibre di legno. L'effetto è plastico e realistico. Stampa realizzata da Tuttoin3D.
Particolare della pavimentazione del ponte, stampata in FDM (Fused Deposition Modeling), di un modello d’imbarcazione in scala (circa 1:50). L’obiettivo, anche diaframmato a f/8, riesce a rendere bene la precisione della lavorazione. Materiale utilizzato: PLA con fibre di legno. L’effetto è plastico e realistico. Stampa realizzata da Tuttoin3D.
Particolare del perno di giunzione del boma, stampato in 3D con tecnologia MJP (Multi Jet Printing), di un modello d'imbarcazione in scala (circa 1:50). Dimensioni del perno: diametro 2 mm, lunghezza 10 mm. Materiale utilizzato: resina Crystal. Obiettivo diaframmato a f/8. Stampa realizzata da Tuttoin3D.
Particolare del perno di giunzione del boma, stampato in 3D con tecnologia MJP (Multi Jet Printing), di un modello d’imbarcazione in scala (circa 1:50). Dimensioni del perno: diametro 2 mm, lunghezza 10 mm. Materiale utilizzato: resina Crystal. Obiettivo diaframmato a f/8. Stampa realizzata da Tuttoin3D.

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