Tropicalizzazione: cosa vuol dire nella realtà?

6 Dicembre 2019 - Categoria: Tecnologia

“La pubblicità è l’anima del commercio”… e parlare di tropicalizzazione di fotocamere, obiettivi, smartphone è – spesso – uno dei modi per rendere più interessante un prodotto da vendere. Ma nel concreto, il termine tropicalizzazione ha un significato generico: può voler dire tutto o (quasi) nulla. Cerchiamo di capirci qualcosa di più.

Cosa si intende per tropicalizzazione

Innanzitutto, tropicalizzazione vuol dire né più né meno che un dispositivo è stato dotato di accorgimenti per evitare che condizioni ambientali difficili (con chiaro riferimento a quelle dei climi tropicali) possano danneggiarlo. Questi accorgimenti si traducono in rivestimenti, guarnizioni e protezioni varie per evitare che agenti esterni, solidi o liquidi, possano penetrare all’interno del dispositivo danneggiandolo.

Fino a qui tutto bene: se rimaniamo a livello di definizione generica non ci sono problemi. Ma nella pratica, sapere che una fotocamera può resistere a un po’ di pioggia che proviene solo dall’alto o che può essere immersa senza danni fino a un metro di profondità le cose cambiano. Serve allora qualcosa di più definito ed è qui che entra in gioco il codice IP.

Codice IP (International Protection)

Il codice IP è un parametro che si basa sullo standard internazionale IEC 60529 pubblicato dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale e serve a definire in modo più preciso in quali condizioni un’apparecchiatura può lavorare senza subire danni e per quanto tempo può farlo.

Il codice IP è composto da due cifre principali: la prima indica la capacità di resistenza a particelle solide (nel caso di fotocamere e obiettivi l’interesse è verso polvere, sporco e simili) e la seconda ai liquidi (per ciò di cui parliamo il riferimento è principalmente all’acqua).

Nella codifica attuale, i valori che la prima cifra (solidi) può assumere vanno da 0 a 6 dove 0 è privo d protezione e 6 è a tenuta di polvere. La seconda cifra (liquidi) può assumere valori da 0 (non protetto) a 9 (protetto da immersione permanente in acqua e da getti d’acqua ad alta pressione e alta temperatura). Se al posto della cifra troviamo una “X” significa che non vengono fornite informazioni su quel parametro. Per vedere la scala completa di valori e i loro significati vi rimando alla pagina di Wikipedia con le tabelle complete.

Tropicalizzazione: la realtà dei fatti

A questo punto abbiamo tutti gli elementi per parlare nel concreto di quale sia il grado di protezione, da chi è stabilito il codice IP e quali parametri deve soddisfare. Ed è giunto anche il momento per rivelare la più scottante delle realtà: se una brochure o una comunicazione pubblicitaria propagandano che una fotocamera può lavorare in condizioni estreme, che non teme agenti atmosferici ecc. ecc., senza una certificazione ufficiale, cioè senza quel valore IP stampato sul manuale, si tratta di una dichiarazione senza valore. Lo ripeto una seconda volta: senza la certificazione IP stampata sul manuale della fotocamera, dell’obiettivo o dello smartphone, tutto ciò che viene detto in termini di tropicalizzazione è SENZA valore.

Come si traduce questo nella pratica? Semplice, se è stato detto che la fotocamera resiste all’acqua o alle intemperie e la usate sotto un temporale o la appoggiate su una pozza e la fotocamera smette di funzionare la garanzia non coprirà il danno derivante da questi o da altri comportamenti se manca la certificazione IP specifica per determinate condizioni d’uso.

In lingua inglese, weather resistant (generico resistente alle intemperie) non significa water proof (impermeabile), giusto per dirne una.

Ammiraglie campionesse di resistenza

Se chiedete a chi si interessa di apparecchiature fotografiche quali siano le fotocamere digitali più resistenti alle condizioni avverse probabilmente vi citerà Pentax e Olympus. Questi marchi hanno insistito e investito molto sull’aspetto “tropicalizzazione”. La mia conoscenza delle Pentax digitali è troppo scarsa per prenderle come esempio, ma di video in cui le ammiraglie Olympus vengono lasciate una notte a congelare in climi artici e poi riprendono a scattare ne ho visti. Così come ho visto video della Olympus OM-D E-M1X che continua a scattare mentre è immersa in acqua (a patto che anche l’obiettivo montato sia resistente all’ingresso di liquidi).

Ho fatto l’esempio dell’ultima ammiraglia Olympus per un motivo preciso: se prendete il suo manuale, alla voce resistenza all’acqua in base allo standard IEC 60529 trovate la certificazione di livello IPX1. Permettetemi di ripetere anche questa informazione ad alta voce: IPX1!! Tradotto vuol dire che la fotocamera è certificata per la resistenza solo alla “caduta verticale di gocce d’acqua” nelle seguenti condizioni “Durata del test: 10 minuti – Acqua equivalente a 1 mm di pioggia al minuto”. Lascio a voi trarre le conclusioni.

Olympus OM-D E-M1X: Weather sealing (fonte: https://asia.olympus-imaging.com/product/dslr/em1x/feature.html)
Olympus OM-D E-M1X: Weather sealing (fonte: https://asia.olympus-imaging.com/product/dslr/em1x/feature.html)

Nel caso di Olympus sappiamo che nella pratica la fotocamera pare essere davvero resistente, nonostante a livello di certificazioni legali la casa produttrice abbia scelto di non prendersi responsabilità. Il problema è quando questa certificazione è assente e se sfogliate un po’ di manuali vedrete che è assente per la maggior parte delle fotocamere, anche quando a livello di marketing certi corpi macchina vengono presentati come resistenti a condizioni climatiche avverse, quando non addirittura estreme.

La moda della tropicalizzazione

Cerchiamo ti tirare un po’ di conclusioni e di riportare i fatti in una zona di pratica concretezza.

Fino a non molti anni fa le uniche fotocamere tropicalizzate erano le ammiraglie, le reflex di casa Canon e Nikon. Macchine da svariate migliaia di euro, pensate per uso professionale sportivo e d’azione, con autofocus fulminei, raffica impressionate (per lo meno per i tempi) e particolare resistenza in condizioni di lavoro difficili.

Oggi i dispositivi propagandati come tropicalizzati, resistenti alle intemperie, all’acqua, alla polvere, all’umidità e simili sono sempre di più. Queste protezioni, un tempo prerogative solo della fascia professionale, sono ora associate anche a prodotti di fascia media.

Ma nella realtà, a quanti di voi è servita mai questa tropicalizzazione? Negli anni passati, quando facevo principalmente fotografia di paesaggio e documentazione, mi sono preso discrete dosi di freddo, neve e umidità e, al limite con qualche piccola accortezza, ho sempre scattato con una Canon 5D non tropicalizzata e ottiche Canon serie L (queste quasi tutte tropicalizzate) e non ho avuto problemi. È vero, non ho mai fotografato sotto pioggia battente con la fotocamera esposta e non vi sto invitando a seguire il mio esempio o quello di coloro che vi dicono: quella fotocamera non è tropicalizzata ma la uso ugualmente sotto il temporale e non le è successo nulla. Come ho ribadito nell’articolo: ogni danno derivante da un uso differente da quello certificato non sarà coperto da garanzia. Non solo, molti riparatori si rifiutano in ogni caso di riparare danni da liquidi, anche nel caso in cui siate disposti a pagare.

Per concludere

Se non fotografate per la maggior parte del tempo in condizioni avverse potete fare a meno di spendere più soldi per un dispositivo solo perché viene promosso come tropicalizzato. Se vi interessano altre caratteristiche è un conto, ma se il discrimine è solo la tropicalizzazione valutate se vale davvero la pena investire quei soldi in più. Anche l’attrezzatura professionale, in condizioni critiche, è meglio utilizzarla con protezioni extra (sacchetti e coperture impermeabili ad hoc), pratica che può essere estesa anche a fotocamere, a ottiche o a cellulari non tropicalizzati.

VIDEO: Tropicalizzazione: marketing Vs. realtà
VIDEO: Tropicalizzazione: marketing Vs. realtà
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