Sony One Mount (1 Mount): l’attacco universale

18 Dicembre 2020 - Categoria: Tecnologia

Un paio di anni fa rivoluzionai il mio corredo fotografico passando da attrezzatura Micro4/3 Olympus e Panasonic a full frame e APS-C di Sony.

Valutando i pro e i contro dei diversi brand, uno dei fattori che mi spinse verso Sony fu proprio l’offerta di un doppio sistema mirrorless, full frame e APS-C, che condividesse lo stesso attacco, il mount Sony E.

Oggi Sony ha fatto di questa scelta non solo un punto di forza, ma il fulcro sul quale fonda la sua immagine e le campagne pubblicitarie.

Quando non esisteva l’attacco Sony E

Sony, a differenza di marchi come Canon, Nikon, Leica, Olympus, Pentax, Minolta non aveva una consolidata storia di produzione di fotocamere e obiettivi alle spalle. Il suo percorso più strutturato nel settore fotografico iniziò intorno alla metà degli anni Duemila con l’acquisizione di Minolta e proprio da Minolta mutuò la baionetta del sistema Sony reflex con attacco A.

Nel 2010 però ci fu una svolta, parallelamente al sistema reflex con attacco A (A mount), Sony iniziò a sviluppare mirrorless dando vita a una nuova linea di corpi macchina e obiettivi con attacco E (E mount).

Mentre la produzione delle reflex con attacco A si andava progressivamente esaurendo, le mirrorless con attacco E sbocciavano e godono oggi di ottima salute.

Vantaggi di un unico attacco

Entrare da precorritrice nel settore mirrorless ha permesso a Sony di costituire nel tempo un sistema digitale solido e di avere un vantaggio competitivo nel momento in cui anche altri brand hanno deciso di fare il grande passo: abbandonare le sicurezze del settore reflex per iniziare a produrre (seriamente) mirrorless.

L’aver creduto da subito nel potenziale delle mirrorless però non è stata l’unica mossa azzeccata: la scelta e il mantenimento nel tempo di un unico attacco per le ottiche ha fatto la differenza.

Oggi, come sottolinea chiaramente la recente campagna di marketing, l’attacco E unisce professionisti e amatori, fotografi e videomaker, utilizzatori di fotocamera APS-C, full frame e di videocamere. Insomma, una compatibilità di questo tipo ha vantaggi, sia in termini di investimento sia di sviluppo di un ecosistema ampio.

Sony, attacco unico (1 mount)
Sony, attacco unico (1 mount)

Il peso dell’essere pionieri

Fare una scelta e rimanere coerenti ha numerosi vantaggi, ma in un momento storico in cui la tecnologia evolve con estrema velocità vuol dire anche essere vincolati dalle posizioni assunte.

Mi riferisco in particolare alle discussioni scaturite dopo la presentazione dei nuovi mount per le mirrorless Canon e Nikon, rispettivamente il Canon RF e il Nikon Z. In termini di tiraggio e diametro del bocchettone gli attacchi Canon RF e il Nikon Z presentano potenziali vantaggi rispetto al mount Sony E.

Non sono né un fisico né un progettista ottico quindi non mi addentrerò in questo aspetto però mi sembrava che l’articolo risultasse incompleto senza fare un minimo cenno a questa caratteristica che, anche livello promozionale, è stata sfruttata – soprattutto da Nikon – per promuovere il sistema.

Cosa comporta convivere con mount differenti

Ma perché basare la propria campagna pubblicitaria sull’attacco universale? Come mai è così importante?

Chi fotografa da tempo avrà ben presente che per decenni i principali marchi hanno prodotto obiettivi e fotocamere con una baionetta pressoché invariata.

Prendiamo per esempio un canonista o un nikonista con una grande quantità di ottiche per reflex, magari di fascia alta, che decidono di voler passare a mirrorless. Le scelte che si trovano davanti sono due: vendere tutto, facendo i conti con l’immancabile svalutazione, per poi riacquistare un nuovo corredo nativo per mirroless oppure adattare il corredo reflex.

Adattare, questa parola è diventata di uso comune nelle discussioni fotografiche degli ultimi anni.

Le mirrorless hanno permesso di adattare le lenti vintage.

Produttori terzi (e non solo) realizzano adattatori per far sì che le lenti autofocus di un sistema possano essere montate (e funzionare) su un altro.

Circolano rumors che parlano di adattatori universali.

Adattatori, pro e contro

Se esistono dei dispositivi per far funzionare gli obiettivi progettati per un sistema su un altro dov’è il problema?

Beh, la parola adattare vuol dire scendere a compromessi. Compromessi che possono dipende in parte dalla qualità dell’adattatore ma anche dalla possibilità o meno di rendere due sistemi totalmente compatibili tra loro.

I problemi principali legati agli adattatori sono il mantenimento di alcune funzionalità elettroniche, prima su tutte l’autofocus, difficilmente paragonabile al funzionamento che si ottiene con ottiche native. Inoltre, adattare un obiettivo significa interporre un componente esterno, normalmente un cilindro vuoto o dotato di una lente al suo interno, fra la fotocamera e l’obiettivo. Questa operazione, anche senza considerare i possibili difetti che può introdurre, va ad aumentare l’ingombro del sistema fotocamera-lente.

Adattatore Metabones - da Canon EF a RF (tiplogia T-Speed Booster ULTRA 0.71x)
Adattatore Metabones – da Canon EF a RF (tiplogia T-Speed Booster ULTRA 0.71x)

Non mi addentrerò oltre in questa discussione, volevo più che altro aiutare coloro che fossero completamente digiuni sull’argomento a capire perché la scelta “1 mount” sia stata una scelta così importante.

Note conclusive

Non reputo Sony un sistema perfetto, quale lo è? Nel momento in cui l’ho scelto era quello che più si adattava alle mie esigenze, e lo è tuttora.

Questo articolo non è una pubblicità per Sony, ma piuttosto vuole spiegare perché il brand ha puntato così tanto sul “1 mount” a livello promozionale e perché ci sono rumors che vociferano di adattatori universali a opera di altri marchi.

Uno dei punti di forza delle mirrorless è il tiraggio corto che permette la realizzazione di ottiche mediamente più compatte delle analoghe per reflex.

Usare un adattatore con i sistemi senza specchio è un “di più”, un compromesso, ma non la condizione migliore o preferibile. Sony questo lo ha capito da subito e lo dimostra la decisione di avere unificato la propria “piattaforma”. Sicuramente c’è da dire che trattandosi di un sistema più giovane non si portava dietro un’eredità importante come quella di brand storici, ma dall’altra parte ha dimostrato prontezza nell’interrompere la produzione del sistema reflex per concertarsi subito sulle mirrorless.

Altri brand, anche per via dell’eredità che gravava sulle loro spalle, sono stati più cauti: penso al sistema Canon M, per non parlare del Nikon J (quest’ultimo forse non ha nemmeno senso di essere menzionato). Non citerò Olympus perché al momento ha sorti pochi chiare. Per quanto riguarda Panasonic ciò che è successo è che da una parte è stato mantenuto il sistema Micro4/3 ma dall’atra, al momento di sviluppare quello full frame, ha stretto un’alleanza con Sigma e Leica per inserirsi in un percorso già avviato: cosa vi ricorda questa strategia?

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