Scelta dell’obiettivo fotografico: luminosità massima

2 Febbraio 2020 - Categoria: Tecnica

È vero che a parità di lunghezza focale l’obiettivo con apertura massima maggiore è sempre la scelta migliore? Ne parlo nell’articolo di oggi: buona lettura!

Perché scegliere un’ottica luminosa?

La domanda potrà sembrare banale, ma se la risposta è: perché mi hanno detto che sono migliori, allora abbiamo qualcosa di cui discutere. Per evitare fraintendimenti diciamo subito che in effetti, nella maggior parte dei casi, è vero: a parità di lunghezza focale la versione più luminosa è migliore. Migliore però in che termini? Sotto tutti gli aspetti?

Due motivi per preferire un obiettivo luminoso

1. Se fotografiamo in ambienti con scarsa luminosità, un’apertura maggiore facilita sia il lavoro dell’auto-focus, sia il nostro, soprattutto se usiamo reflex dotate di mirino ottico.

2. Se cerchiamo uno sfocato (bokeh) maggiore.

Tutte le altre situazioni meritano un’analisi più approfondita: andiamo avanti.

Qualità generale e uso alla massima apertura

Spesso, la versione più luminosa di un obiettivo ha qualità costruttiva e resa migliori rispetto all’omologo meno luminoso. Questo perché le ottiche con diaframmi più aperti sono normalmente orientate al segmento professionale del mercato fotografico ed è anche il motivo per cui hanno generalmente performance di livello più alto.

Uso a tutta apertura

Solitamente, il diaframma più aperto di un obiettivo non è quello che produce le immagini con la nitidezza maggiore. Lo sweet spot si trova per lo più a cavallo di f/5,6. Ad eccezione delle ottiche progettate per le fotocamere micro4/3, che quasi sempre si comportano bene già a tutta apertura, e di alcuni obiettivi di fascia alta, la resa al diaframma più aperto non è mai la migliore: le immagini prodotte sono più morbide rispetto ai diaframmi immediatamente più chiusi. Ma visto che la situazione migliora appena si chiude un po’ il diaframma, un obiettivo con luminosità massima f/1,2 diaframmato a f/1,8 probabilmente avrà già un vantaggio su un obiettivo analogo la cui apertura massima è f/1,8.

Questo però è un vantaggio relativo: se si compra un’ottica luminosa per usarla a tutta apertura dovremo sincerarci in anticipo della resa effettiva al diaframma più aperto.

Pesi e ingombri

John Shaw è da sempre uno dei miei fotografi di riferimento, anzi, è stato il fotografo che reputo più importante per la mia formazione. Nonostante possegga un invidiabile corredo professionale, quando va in viaggio a volte preferisce portare uno zoom f/4 piuttosto che la versione f/2,8 perché meno ingombrante.

Facciamo un esempio pratico: prendiamo due zoom standard di Sony: il 24-70 f/2,8 e il 24-70 f/4. La versione 2,8 ha sia più lamelle nel diaframma e uno schema ottico più complesso, ma concentrandoci solo sul peso, le dimensioni e il diametro della filettatura per i filtri vediamo che per il primo sono rispettivamente 87,6 x 136 mm, 886 g, 82 mm e per il secondo 73 x 94,5 mm, 426 g, 67 mm. Una bella differenza, no? Un diametro maggiore della filettatura comporta anche una maggiore spesa per il filtri (67 mm Vs 82 mm).

Sony A7III: con 24-70/2,8 (sx), con 24-70/4 (dx)
Sony A7III: con 24-70/2,8 (sx), con 24-70/4 (dx)

Generi fotografici

Lasciamo un attimo da parte la qualità fine a se stessa, visto che a volte è un aspetto sopravvalutato: non sopravvalutato in termini assoluti ma relativamente a quello che sarà l’uso delle immagini catturate.

Se facciamo paesaggio, a meno di non fare fotografia in notturna, difficilmente useremo un obiettivo alla massima apertura. Quindi non è così importante avere degli ultraluminosi. Inoltre, la paesaggistica è il genere nel quale si utilizzano di più i filtri fotografici: come ho già detto più l’ottica è luminosa e maggiore è il diametro della sua lente frontale, il che implica un costo dei filtri più alto.

Per il ritratto in studio il discorso è differente: sebbene non sia sempre facile o consigliato usare il diaframma più aperto si tratta dell’ambito di impiego privilegiato per queste ottiche.

Anche per la fotografia di cerimonia, in cui è facile trovarsi a fotografare in ambienti poco illuminati, l’alternativa più luminosa è preferibile, in particolare se stiamo parlando di obiettivi zoom.

Prezzo

Lasciamo per ultime le note dolenti… il prezzo. Passare da un obiettivo f/1,8 alle versioni f/1,4 o f/1,2 comporta un aumento notevole della spesa. Prendiamo per esempio il Sony 85 mm f/1,8 e la versione GM f/1,4: il secondo costa mooolto di più del primo. È vero che i due obiettivi non si differenziano solamente per la massima apertura, ma per avere il diaframma più luminoso bisogna acquistare il “pacchetto completo”.

Sony A7III: con 85/1,4 (sx), con 85/1,8 (dx)
Sony A7III: con 85/1,4 (sx), con 85/1,8 (dx)

Conclusioni

Gli obiettivi luminosi hanno di solito caratteristiche superiori a livello costruttivo, ottico e meccanico rispetto alle versioni con diaframma massimo più chiuso. Il paragone, in questo caso, non è tanto con le ottiche più economiche, comunque valide in molte situazioni, ma con ottiche di livello medio-alto. Detto questo, a meno di non trovarsi in situazioni in cui non si può fare a meno di un obiettivo con diaframma massimo molto aperto, o in cui sia necessaria una qualità senza compromessi, un’alternativa meno luminosa potrebbe essere preferibile in termini di minori pesi, ingombri e prezzo. Nell’ottica di trovare il giusto compromesso fra l’attrezzatura e il suo utilizzo, è sempre bene chiedersi se l’acquisto del migliore modello in commercio sia giustificato.

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