Panasonic Leica DG Macro-Elmarit 45mm f/2,8 ASPH OIS [recensione + test]

29 settembre 2016 - Categoria: Attrezzatura

Panasonic Leica DG Macro-Elmarit 45mm f/2,8 ASPH OIS

Panasonic Leica DG Macro-Elmarit 45mm f/2,8 ASPH OIS

 

Parlando di Leica, le prime associazioni che mi vengono in mente sono la longevità del marchio, l’alta qualità dei prodotti e i prezzi decisamente elevati. Il tutto non necessariamente in quest’ordine 😉 .
Da anni Panasonic e Leica, così come Sony e Zeiss, producono alcune lenti “unendo” le proprie forze e l’obiettivo Macro-Elmarit 45 mm stabilizzato per il formato Micro Quattroterzi è una di queste. Si tratta di un vero e proprio macro che, senza aggiuntivi, raggiunge il rapporto di riproduzione 1:1 sul formato nativo (il micro 4/3).

Prima di iniziare spendo due parole sul perché, pur possedendo un corpo macchina Olympus (una OM-D E-M10) abbia scelto quest’ottica e non il 60 mm macro prodotto da Olympus (qui il prezzo Amazon: M.Zuiko Digital ED 60 mm f/2.8 Macro) che avrebbe tra l’altro dialogato meglio con il corpo macchina. La scelta è stata dettata da necessità specifiche: uso quest’ottica esclusivamente per riproduzioni di oggetti in studio e la dimensione degli oggetti unita agli spazi a disposizione per fotografarli mi hanno fatto desistere da una focale più lunga. In precedenza lavoravo con una fotocamera Canon con sensore 24×36 mm e il macro Canon EF 100 mm f/2.8 e quando sono passato al sistema micro 4/3 la scelta era fra il 45 mm Panasonic-Leica (che nel formato 35 mm presenta un angolo di campo equivalente a quello di un 90 mm) e il 60 mm Olympus che, con i suoi 120 mm “equivalenti”, rischiava di essere eccessivamente “lungo”.

Il Panasonic Leica Macro-Elmarit 45/2,8 è veramente compatto (63 mm di diametro, 63 mm circa di lunghezza, 225 g di peso), il barilotto è in materiale plastico di ottima qualità e anche la costruzione e le finiture sono di alto livello. L’attacco della baionetta è in metallo. Sul barilotto sono presenti i selettori per abilitare lo stabilizzatore d’immagine (progettato da Panasonic) e il limitatore di fuoco e… nient’altro… Qui il mio primo disappunto: da un’ottica fissa di questo livello (e prezzo) mi aspetterei per lo meno una precisa scala delle distanze (soprassediamo su quella delle profondità di campo che ormai è merce rarissima) e da un’ottica macro “pretenderei” indicazioni sul rapporto di riproduzione a cui sto fotografando. Ma niente di tutto ciò è presente…
La tecnologia di focheggiatura manuale è di tipo focus-by-wire. In pratica la ghiera di focheggiatura non ha un accoppiamento meccanico diretto con i gruppi di lenti dell’obiettivo ma la trasmissione è elettronica, mutuata dal motore autofocus. La ghiera, essendo un dispositivo più elettronico che meccanico, non ha un fine corsa, è libera di ruotare in senso orario e antiorario all’infinito. Ciò non va necessariamente a scapito della precisione, anzi, devo dire che su quella non ci sono problemi, ma la sensazione è davvero strana e se la aggiungiamo a quello di non aver alcun feedback visivo sul rapporto di riproduzione, la distanza di fuoco e lo spostamento dei gruppi ottici, fare macro-fotografia focheggiando manualmente sembra un po’ come giocare a mosca cieca. Un’ultima nota sulla ghiera di fuoco: le dimensioni, rapportate alle dimensioni totali dell’ottica, sono generose e la gomma è di buona qualità, tuttavia ha il difetto di catturare un’enorme quantità di polvere.

Ormai sarà chiaro che a livello di feeling quest’ottica mi è rimata poco simpatica… Essendo forse abituato a ottiche con scala delle distanze, rapporto di riproduzione e focheggiatura manuale “meccanica”, questo 45 mm dà una sensazione strana. Ma, come già detto, ha il pregio di essere davvero compatto e (di questo parlerò tra poco) con una resa molto buona.

Per i test pratici mi sono mosso in due direzioni:

  1. ho fotografato una mira ottica dalle dimensioni di un A4 circa;
  2. ho fotografato una “mira” graduata in millimetri con rapporti di ingrandimento di 1:2 e 1:1 per testare le capacità macro.

Per quanto riguarda i test non macro (punto 1), in rete se ne trovano diversi, eseguiti in laboratorio e con strumentazioni specializzate. Ho però notato discrepanze fra i risultati raggiunti, quindi ho deciso di eseguire un test in prima persona traendo le mie conclusioni per poi confrontare i risultati con quelli già eseguiti. Questo è il motivo per cui, relativamente ai test non macro, non riporterò tutte le immagini ma un sunto delle conclusioni sugli aspetti principali: resa ai vari diaframmi e resa centro-bordi. Posterò la sola immagine con il prima e il dopo la correzione delle aberrazioni cromatiche.
Per questi test ho usato la seguente mira.

 

Focus test chart

Focus test chart

 

Per i test macro (punto 2), visto che si trovano meno recensioni e visto che stiamo parlando di un obiettivo macro, posterò qualche ritaglio degli scatti eseguiti.

Tutti gli scatti campione sono stati effettuati, in luce controllata, su cavalletto, con focheggiatura manuale in live view e scattando con temporizzatore. I file raw degli scatti relativi al punto 1 sono stati convertiti usando DxO Optics Pro perché il modulo di correzione delle aberrazioni cromatiche per il Leica 45 mm macro accoppiato con una fotocamera Olympus non è disponibile per Adobe Camera Raw.
I raw dei test al punto 2 sono stati invece aperti con Adobe Camera Raw senza modificare le impostazioni di scatto e portando a zero i valori di default della nitidezza e della riduzione del rumore.

 

1. Test “non macro”

Nitidezza
La nitidezza dell’ottica non è mai uniforme fra centro e bordi praticamente a nessuna apertura, seppur diaframmando vi sia un progressivo livellamento verso un valore intermedio su tutto il fotogramma.
Al centro, già a tutta apertura (f/2,8), si hanno valori elevati che toccano il picco intorno a f/4 per poi stabilizzarsi verso f/5,6, valore che presenta probabilmente la nitidezza media più elevata se consideriamo l’uniformità su tutto il fotogramma.
Da f/11 in poi iniziano a comparire i fisiologici effetti della diffrazione, ma la qualità è ancora accettabile. f/16 è da usare se proprio non se ne può fare a meno, seppur la resa sia migliore di quanto mi aspettassi; f/22 è da evitare: le immagini diventano veramente “morbide”.
È importante non dimenticare che stiamo parlando di una lente per il formato m4/3, quindi che la diffrazione inizi a f/11 e che i diaframmi successivi ne risentano molto è più che normale. Un valore di diaframma f/22 nel formato full frame (24×26 mm) “equivarrebbe” a un f/44.

Vignettatura
La caduta di luce ai bordi si nota solamente a tutta apertura (f/2,8), a f/4 è già impercettibile e sparisce da f/5,6.

Aberrazioni cromatiche
Le aberrazioni cromatiche laterali sono minime ed eliminabili facilmente in post produzione. I valori più alti sono a f/2,8 e 4, diminuiscono a 5,6 per poi ridursi ulteriormente e oscillare intorno a valori bassissimi.

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione - f/2,8

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione – f/2,8

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione - f/4

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione – f/4

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione - f/5,6

Aberrazioni cromatiche laterali: prima e dopo la correzione – f/5,6

 

Distorsione
Non è praticamente apprezzabile senza l’ausilio di strumenti di misurazione dedicati. I test di laboratorio che ho preso in considerazione per una controverifica lo confermano.

 

2. Test macro

Rapporto di riproduzione 1:1

Per un obiettivo Micro Quattroterzi, la capacità di raggiungere sul formato nativo un rapporto di riproduzione 1:1 lo rende particolarmente interessante. Considerando poi la lunghezza focale relativamente “corta”, la distanza di lavoro (per distanza di lavoro intendo lo spazio fra la lente frontale e il soggetto) diventa davvero ridotta: siamo nell’ordine dei 7 cm circa.

Nitidezza
La resa al centro è massima a f/2,8 per diminuire progressivamente fino a f/22. Ai bordi invece la nitidezza a tutta apertura è inferiore e aumenta a f/4 per migliorare ancora a f/5,6 e poi diminuire progressivamente fino a f/22.
A questo rapporto di riproduzione f/5,6 è il diaframma ottimale di lavoro. f/8 è utilizzabile ma con una percettibile perdita di qualità. Eviterei i diaframmi più chiusi.

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:1 - Il quadrato rosso indica dove è stato effettuato il crop al 100% per il test

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:1 – Il quadrato rosso indica dove è stato effettuato il crop al 100% per il test

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:1 - Crop al 100% da f/2,8 a f/22

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:1 – Crop al 100% da f/2,8 a f/22

 

Vignettatura
Il comportamento è simile a quello riscontrato nel test al punto 1: abbastanza presente a f/2,8 per diminuire fino a diventare ininfluente dopo f/5,6.

Caduta di luce ai bordi: confronto fra f/2,8 e f/5,6

Caduta di luce ai bordi: confronto fra f/2,8 e f/5,6

 

Aberrazioni cromatiche
Le aberrazioni cromatiche sono davvero minime, con un andamento simile a quello riscontrato nel test al punto 1, ma apparentemente meno intense anche a tutta apertura.

R.R. 1:1 - f/4, Aberrazione cromatica laterale, ingrandimento al 200%

R.R. 1:1 – f/4, Aberrazione cromatica laterale, ingrandimento al 200%

 

Rapporto di riproduzione 1:2

Nitidezza
I risultati sono molto simili a quelli del test precedente per il rapporto di riproduzione 1:1. L’unica differenza riguarda il diaframma di massima nitidezza: in questo caso il picco viene toccato intorno a f/4 e da f/5,6 inizia a diminuire tanto al centro quanto ai bordi.

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:2 - I quadrati rossi indicano dove sono stati effettuati i crop al 100% per il test

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:2 – I quadrati rossi indicano dove sono stati effettuati i crop al 100% per il test

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:2 - Crop al 100% centro e bordo da f/2,8 a f/22

Leica Macro-Elmarit 45 mm, R.R. 1:2 – Crop al 100% centro e bordo da f/2,8 a f/22

 

Aberrazioni cromatiche
A questo rapporto di riproduzione, le aberrazioni cromatiche laterali sono pressoché impercettibili e la cosa vale per qualunque diaframma considerato.

 

Conclusioni

Il Panasonic Leica 45 mm macro è un obiettivo ben costruito e compatto. La qualità ottica è più che buona e raggiunge nativamente il fattore di ingrandimento 1:1 sul formato Micro Quattroterzi (MFT).
Sul barilotto mancano alcune indicazioni, per me importanti, come la scala delle distanze e del rapporto di riproduzione raggiunto e il focus-by-wire, comunque molto preciso, non facilita le cose. Un fattore che compensa parzialmente queste mancanze è l’autofocus: sorprendentemente è in grado di lavorare in modo efficace anche a forti ingrandimenti e, con qualche incertezza, anche al rapporto 1:1. Questa caratteristica limita il fastidio generato dal trovarsi a ruotare a caso la ghiera di focheggiatura cercando di capire a quale distanza si stia focheggiando.
Accoppiando l’obiettivo con corpi macchina Panasonic si può beneficiare delle correzioni ottiche in camera o tramite software esterni per lo sviluppo dei file raw. Utilizzandolo con un corpo macchina Olympus si perdono le correzioni ottiche in camera e non tutti i software esterni di sviluppo raw possiedono i profili per applicare tali correzioni.
Quanto appena detto vale anche per lo stabilizzatore incorporato (sistema Mega OIS di Panasonic): per sfruttarlo al meglio serve un corpo macchina Panasonic, seppur nei corpi macchina Olympus più recenti o con firmware aggiornato il dialogo fra stabilizzazione sul sensore e sull’ottica sia migliorato.
Utilizzando l’ottica solamente in studio per still-life, su cavalletto, e lavorando spesso in stack-of-focus, non ho avuto modo di testare l’efficacia dello stabilizzatore d’immagine così come la resa dello sfocato (bokeh).
Il neo più grande di questa lente è il prezzo. Ciò che è (co)brandizzato Leica ha sempre un costo elevato. Dicendo questo non voglio entrare nel merito del rapporto qualità/prezzo, se sia adeguato, se valga veramente quanto costa. È un obiettivo che uso molto e svolge egregiamente lo scopo per cui l’ho comprato, ma il prezzo può costituire un deterrente all’acquisto per chi ne fa un uso meno frequente.

 

Sample images

 

 

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