Olympus XA2, compatta vintage a pellicola

15 luglio 2018 - Categoria: Attrezzatura

All’inizio degli anni Ottanta, Olympus decide di entrare nel mercato delle fotocamere compatte di qualità. Come era successo nel decennio precedente per le reflex della serie OM, Olympus puntò sul design, la compattezza e la qualità.

Le Olympus XA sono un concentrato di soluzioni originali racchiuse in un corpo, dal design accattivante e “spensierato”, nato dalla matita dell’ingegner Maitani.

Dopo la prima XA, tra il 1980 e il 1985 vengono prodotti altri 4 modelli, tutti aventi ottica fissa da 28 o 35 mm con luminosità massima fra f/2,8 e f/4:

  •  1979: XA con ottica 35 mm f/2,8;
  • 1980: XA2 con ottica 35 mm f/3,5;
  • 1982: XA1 con ottica 35 mm f/4;
  • 1985: XA3 con ottica 35 mm f/3,5;
  • 1985: XA4 con ottica 28 mm f/3,5.

 

Olympus XA2 con il flash dedicato mod. A11

Olympus XA2 con il flash dedicato mod. A11

 

La Olympus XA2

Il modello forse più diffuso è la XA2, una fotocamera semplificata rispetto alla prima XA. La XA2 è una “punta e scatta” che usa pellicola 35 mm, ha un’ottica fissa Zuiko da 35 mm f/3,5 e funziona solo in modalità program.
L’unico parametro su cui il fotografo può intervenire è la distanza di fuoco, scegliendo fra la modalità “ritratto” o “paesaggio”. Alla prima corrisponde una profondità di campo nitido che va da 1 m a 1,5 m, alla seconda fra 2,5 m e infinito.

Il suo punto di forza è l’esposimetro, la cui affidabilità è fondamentale in una fotocamera in cui non si hanno indicatori e alcun controllo sullo scatto.

 

Olympus XA2

Olympus XA2

 

Design e caratteristiche

Conosciute anche come “ovetto”, per via della bombatura del copri-obiettivo scorrevole, le XA sono caratterizzate da linee morbide, in contrapposizione con quelle delle compatte concorrenti. Le dimensioni e la disposizione dei comandi rendono la XA2 facilmente utilizzabile anche con una sola mano.

Il mirino è in asse con l’obiettivo e dà una stima abbastanza affidabile dell’immagine realmente catturata. Non bisogna dimenticare che questo mirino, a differenza di quelli delle reflex e – in generale – di tutte le fotocamere digitali, non è altro che un foro: non restituisce la scena realmente inquadrata attraverso l’obiettivo.
All’interno del mirino c’è un led che si accende, emettendo una luce verde, quando i tempi di scatto sono uguali o inferiori a 1/30 s: avvertendo così del rischio di mosso.

Nella parte frontale troviamo 3 levette: quella per selezionare la distanza di fuoco, quella per scegliere la sensibilità della pellicola, ancora espressa in ASA, e quella per attivare il flash dedicato Olympus A11, che può essere avvitato di lato.

 

Olympus XA2: parte inferiore

Olympus XA2: parte inferiore

 

Nella parte inferiore troviamo il bottone per sbloccare il riavvolgimento della pellicola, il vano batterie (queste le batterie utilizzate), la filettatura per il treppiedi e una levetta per attivare il battery check e l’autoscatto.

 

Olympus XA2: parte superiore

Olympus XA2: parte superiore

 

La ghiera per l’avanzamento della pellicola è posizionata sul dorso. Sulla parte superiore ci sono: il pulsante di scatto, il contatore delle pose e il meccanismo per riavvolgere la pellicola e aprire il dorso.

 

Usare oggi la Olympus XA2

Ho ritrovato questa compatta insieme ad alcune pellicole scadute e ho approfittato di un pomeriggio passato a Civita di Bagnoregio con l’amico fotografo Dario Nicolai per fare un po’ di scatti.
Ciò che ho apprezzato di più sono sati l’esposimetro, ancora affidabile dopo quaranta anni, e la “leggerezza” di scattare con una macchina di questo tipo.
Non avevo pretese di qualità e mi sono affidato a un servizio non professionale per sviluppare e stampare (in formato 10×15 cm) i negativi (una pellicola negativa a colori Kodak da 400 ISO scaduta).

 

Scansione di una stampa 10x15 cm su carta opaca

Scansione di una stampa 10×15 cm su carta opaca

 

Insomma, fotografare con questa compatta mi ha fatto provare ancora una volta l’emozione dell’attesa fra lo scatto e lo sviluppo del rullino, quell’incertezza di non sapere fino all’ultimo se una foto sia venuta e se risponda effettivamente alle aspettative. Inoltre, c’è un sottile piacere nel fotografare con una macchina che ha una storia alle spalle: quarant’anni sono molto più lunghi della longevità di qualunque digitale.

Detto questo, da anni fotografo esclusivamente in digitale e non ho rimpianti, ma ritrovare questa compatta ha scatenato una tentazione quasi irresistibile di scattare con un apparecchio che lasci qualcosa di tangibile, un negativo, meno etereo e freddo di un file digitale.

 

Sul mio nuovo canale YouTube trovate un video che parla della Olympus XA2:

 

 

mentre in questo video di Dario Nicolai potete vedere alcuni scatti fatti durante l’uscita a Civita di Bagnoregio.

 

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