Olympus smette di produrre fotocamere e obiettivi

26 Giugno 2020 - Categoria: Storia - Tecnologia

24 giugno 2020 – Olympus Corporation ha pubblicato un memorandum per comunicare il piano di acquisizione del settore Imaging da parte di JIP (Japanese Industrial Partners).

Dopo 84 anni, Olympus Corporation smette di produrre fotocamere e obiettivi: i marchi OMD (fotocamere digitali) e Zuiko (obiettivi) passano a JIP.

Olympus ha deciso di abbandonare il settore Imaging, da anni in perdita, per concentrare totalmente i suoi sforzi sul settore di punta, quello medicale. Il passaggio di mano del comparto fotografico dovrebbe servire a farlo ripartire anche se, alcune delle parole che descrivono l’operazione di transizione, non garantiscono necessariamente una continuità con il passato.

Un epilogo annunciato

La notizia, per quanto improvvisa, non lascia del tutto sorpresi. Avevo già parlato della situazione delicata di Olympus in altri articoli ma la comunicazione del 24 giugno è l’epilogo di un tira e molla andato avanti per mesi, tra fughe di notizie e smentite riparatrici. La pubblicazione di queste due pagine di memorandum ufficializza la situazione: al suo interno si trovano indicate a grandissime linee i modi e i tempi in cui verrà effettuata l’acquisizione.

Sui modi non c’è alcuna chiarezza, si tratta di indicazioni formali e generiche, mentre i tempi sono chiari: alla fine di settembre verrà firmato l’accordo definitivo e alla fine di dicembre verrà conclusa la transazione.

L’ultimo tentativo

Olympus, nel 2019, fece un ultimo tentativo di risollevare le sorti dell’azienda puntando tutto su una fotocamera di fascia alta (la OMD E-M1X), destinata a un pubblico di nicchia e tentò di rafforzare l’interesse per il nuovo corpo macchina anticipando l’uscita di un’ottica di livello professionale (il 150-400 mm f/4.5 con teleconverter incorporato) in previsione delle olimpiadi di Tokyo 2020 (annullate a causa del COVID-19). La linea scelta, però, non ha mutato le sorti del brand.

Olympus OMD E-M1X
Olympus OMD E-M1X

Nel memorandum si legge che a dare il colpo di grazia all’azienda giapponese ha contribuito l’evoluzione degli smartphone responsabili di un’ulteriore contrazione del mercato fotografico, motivazione che giustificherebbe la direzione presa da Olympus nello sviluppare prodotti di fascia alta, proprio per non entrare in “competizione” con il settore dei telefoni. Il Micro4/3 però, sebbene venga utilizzato anche da fotografi professionisti, ha visto la sua fortuna principalmente nel mercato non professionale: puntare tutto su prodotti di fascia alta, senza per altro supportarli con servizi dedicati ai professionisti, probabilmente non ha portato i risultati previsti.

Chi mi segue da tempo si sarà stancato di sentirmelo ripetere: sono particolarmente affezionato al marchio Olympus da prima della svolta digitale e, anche dopo che le OM sono diventate OMD, ho continuato ad apprezzare il design e il sistema nel suo complesso.

Certo, quando ho letto nel memorandum che i moderni smartphone venivano additati come una delle cause che hanno portato alla decisione di vendere ci sono rimasto male. Non sono in grado di valutare in che misura i cellulari abbiano contribuito a questa decisione e quanto la colpa sia piuttosto di una serie di scelte non azzeccate: immagino che a livello manageriale sia meno disdicevole addurre motivazioni esterne, però il nome del marchio non ne esce bene. Se un produttore di fotocamere e obiettivi di alto livello si trova costretto a vendere (anche) per colpa dei cellulari “fotografici” qualche dubbio sulle decisioni aziendali doveva venire qualche anno fa, forse…

Un unico formato: il Micro4/3

Sviluppare un sistema incentrato esclusivamente sul formato Micro4/3 è stato, a mio parere, sia il punto di forza sia quello di debolezza della strategia produttiva. Forse, sul fronte economico, sviluppare anche un sistema di formato maggiore sarebbe stato troppo oneroso e proibitivo, ma puntare solo sul Micro4/3 ha creato intono ad Olympus sentimenti e pubblici estremamente polarizzati: si passa da coloro, professionisti e non, che a priori esprimono opinioni tranchant a coloro che adorano questa scelta e sono disposti a sbarazzarsi in un batter di ciglia dei vecchi e pesanti corredi full frame.

Nella pratica, il risultato di questa scelta è che il Micro4/3 è stato percepito soprattutto come un ripiego, un sistema non professionale, per amatori, turisti e viaggiatori che volevano restare leggeri e non spendere troppo. Chi conosce la qualità del sistema Olympus sa che non è così, ma sappiamo che la percezione della realtà è più importante della realtà stessa in questi casi.

Prototipo dell'Olympus 150-400 mm f/4.5
Prototipo dell’Olympus 150-400 mm f/4.5

Prospettive future

La notizia del passaggio di mano del ramo di Imaging ha risvegliato improvvisamente dai torpori dovuti al caldo estivo fazioni di sostenitori e detrattori: le previsioni si sono sprecate e, in questa fase dell’accordo, tutto è possibile.

La verità è che le informazioni al momento disponibili non forniscono elementi concreti per capire cosa succederà in un prossimo futuro: lo spettro delle possibilità è ricco di sfumature. L’ipotesi più rosea è che JIP creda davvero nei marchi acquistati, faccia investimenti e prosegua con ricerca e sviluppo, produzione e vendita. L’ipotesi peggiore è che JIP venda ai migliori offerenti i brevetti Olympus, dopo di che, continui a offrire supporto ai prodotti già esistenti al momento del completamento dell’acquisizione per il tempo minimo previsto dagli accordi contrattuali e, infine, sciolga la società creata per gestire la transazione.

Olympus ha già vissuto un fallimento in era digitale, quello dei primi sistemi reflex QuattroTerzi. Poi, insieme a Panasonic, è rinata (con maggior fortuna) nel mondo Micro4/3, ma questa potrebbe (mi auguro vivamente di no) essere una seconda disfatta.

Olympus non è l’unica azienda, produttrice di materiale fotografico, ad essere stata acquisita negli ultimi anni: è successo a Minolta (Sony) e a Pentax (Ricoh), ma in questo caso l’acquisizione non è a opera di un brand del settore fotografico e le prospettive per il marchio sono meno prevedibili.

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