Obiettivi fotografici: meglio fissi o zoom?

8 febbraio 2018 - Categoria: Attrezzatura

La domanda se sia meglio utilizzare un obiettivo fisso (prime) o zoom mi è stata posta molte volte, ma se decenni fa trovare zoom di buona qualità era raro oggi non è più così.

In questo articolo, ogni volta che parlerò di ottiche (fisse o zoom che siano) saranno da intendersi come ottiche moderne e di qualità.

 

Cos’è un obiettivo zoom

Lo zoom è un obiettivo che “contiene” differenti focali selezionabili tramite una ghiera (o un sistema “a pompa”). Il passaggio da una lunghezza focale all’altra avviene in modo continuo: uno zoom da 24-70 mm coprirà tutte le focali comprese fra 24 e 70 mm.

Trattandosi di ottiche che assumono valori focali differenti, difficilmente potranno essere performanti allo stesso modo alle varie lunghezze: un obiettivo da 100-400 mm, per esempio, potrà avere un’ottima resa nel range da 100 a 300 mm per diminuire un po’ fino alla focale massima (400 mm). Sono compromessi inevitabili.

Detto ciò, il livello raggiunto da queste lenti è elevatissimo.

 

Schema ottico CANON EF 70-200 mm F/2.8 L IS II USM

Schema ottico zoom CANON EF 70-200 mm F/2.8 L IS II USM
Image credit: Brianza (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons.

 

Obiettivo fisso o zoom: quale scegliere e perché

Vorrei essere chiaro sul fatto che affronterò la questione in modo generico. Lo dico esplicitamente per evitare spigolature riguardanti casi particolari del tipo: “Il 35 mm di quella marca, a parità di focale, ha una resa molto migliore del 24-70 mm della talaltra”.

 

“Nitidezza”

In termini di “nitidezza”, il divario fra i moderni zoom e le ottiche fisse è diminuito, quando non annullato.

 

Luminosità

L’apertura massima del diaframma di un obiettivo è indicata con la lettera “f”. Minore è il valore di f, maggiore è la luminosità di un obiettivo.
Non mi viene in mente nessuno zoom (eccetto il Sigma 18-35 mm f/1,8 per il formato APS-C) che abbia un’apertura maggiore di f/2,8.

La luminosità è quindi una caratteristica discriminante nella scelta. Ci sono contesti e generi fotografici nei quali è raro usare un obiettivo alla massima apertura: in questi casi avere un diaframma f/1,4 o f/4 non fa troppa differenza. Tra l’altro, sono poche le ottiche che raggiungono le prestazioni migliori a tutta apertura (fanno eccezione quelle per il sistema micro4/3, ma questo è un discorso a parte).

Se praticate principalmente fotografia (non notturna) di paesaggio, i diaframmi più chiusi che userete saranno f/5,6 o f/8: uno zoom, nemmeno troppo luminoso, non sarà un problema.
Una lente con apertura massima pari a f/1,2, f/1,4 o f/1,8 sarà invece utile per fotografare in condizioni di luce scarsa, magari a mano libera: l’autofocus lavorerà meglio, la gestione della sensibilità ISO sarà più flessibile, potrete usare tempi di scatto più rapidi.

 

Progressione del diaframma(Image credit: Cbuckley CC-BY-SA-3.0, via Wikimedia Commons).

Progressione del diaframma
(Image credit: Cbuckley CC-BY-SA-3.0, via Wikimedia Commons).

 

Apertura del diaframma non costante. Non tutti gli zoom mantengono un valore del diaframma costante lungo il continuum delle lunghezze focali: possiamo trovarne, per esempio, con diaframma variabile tra f/2,8-4 oppure f/4,5-5,6. Questo significa che a mano a mano che l’ottica diventa meno luminosa bisognerà correggere l’esposizione, il che influenza in particolar modo le riprese video (anche se la funzione auto ISO può risolvere l’inconveniente).

 

Riflessi e aberrazioni cromatiche

Questo punto, alla luce delle innovazioni progettuali che caratterizzano sia le recenti ottiche fisse sia quelle zoom, potrebbe diventare complesso da affrontare. Mi limiterò quindi a notare che gli zoom hanno mediamente schemi costruttivi più complessi e, a parità di lenti con trattamento speciale, possono manifestare più facilmente riflessi interni.

Correzione delle aberrazioni cromatiche: essendo composti da più focali è difficile ottimizzarle tutte allo stesso modo. Se però i difetti non sono esasperati, la correzione in postproduzione è semplice. Diverso è il discorso in ambito video in cui tali correzioni sono più problematiche.

 

Comodità e praticità

Da questo punto di vista gli zoom hanno la meglio: pensate ai casi in cui ostacoli ambientali vi impediscono di muovervi liberamente per comporre l’inquadratura, o in cui dovete fotografare un soggetto che si allontana e si avvicina continuamente. La praticità di uno zoom è impagabile.

Oppure, e questa è una condizione che ho sperimentato per parecchio tempo, se per fotografare dovete spostarvi con lo zaino in spalla per molti chilometri senza sapere quali ottiche vi potranno servire, gli zoom sono più comodi.
Il corredo Canon con cui lavoravo sul campo era composto da 3 zoom: il 16-35 mm f/2,8 (qui trovate la nuova versione), il 24-105 mm f/4 (qui trovate la nuova versione, ma vi consiglio di cercare la versione precedente), il 100-400 f/4,5-5,6 (sul sito Canon trovate la nuova versione). Con soli tre obiettivi avevo una copertura completa delle focali da 16 a 400 mm. Se mi fossi dovuto portare dietro solamente ottiche fisse non avrei avuto la stessa versatilità e avrei dovuto fare scelte più drastiche.

 

Zoom con forte escursione focale

Per gli zoom con forte escursione focale va fatto un discorso a parte. Un obiettivo come un 28-300 mm (comunemente identificato come zoom da viaggio) potrà essere comodo, ma le aspettative in termini di qualità non possono essere troppo alte.

 

Conclusione

Il mio consiglio è di scegliere in base alle vostre reali necessità o per lo meno considerando le situazioni che dovrete affrontare più di frequente. Non vi fate condizionare troppo dall’idea, per lo più superata, che gli obiettivi prime sono in assoluto migliori perché il gap si è ormai molto ridotto.

Se avete davvero bisogno di lenti con apertura superiore a f/2,8 allora gli zoom non fanno per voi. Allo stesso modo, se dovete usarli per fare video cercate di assicurarvi che le aberrazioni ottiche siano pressoché assenti.

Infine, nulla toglie al fatto che la scelta fra prime e zoom sia dettata da una preferenza personale piuttosto che da necessità pratiche.

 

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