Massificazione della fotografia: la nascita del foto-dilettantismo (parte 2)

4 maggio 2018 - Categoria: Storia

Per leggere la prima parte dell’articolo cliccate qui.

 

Il fenomeno della massificazione della fotografia inizia verso la fine dell’Ottocento. «Lastre asciutte a buon mercato, di rapida sensibilizzazione, e pellicole, velocissime, procedimenti di sviluppo e stampa facili, obiettivi fissi, otturatori rapidi, apparecchi portatili, furono tutti progressi tecnici che misero la fotografia a portata di mano di dilettanti inesperti» (Beaumont Newhall).

 

Fotocamera Kodak del 1888

Fotocamera Kodak del 1888 ( (fonte immagine: Smithsonian).

 

1888, l’anno della svolta

Dal 1888 in poi “prendere” istantanee diventa un hobby che quasi tutti possono permettersi: «a partire dal 1888, anno in cui George Eastman mise in circolazione la prima Kodak, si può parlare di un vero fiorire dei dilettanti. La Kodak costava 25 dollari e era caricata con una pellicola che permetteva di fare 100 fotografie. Una volta esaurito il rotolo, l’apparecchio e la pellicola dovevano essere rispediti alla fabbrica di Rochester, dove si provvedeva allo sviluppo e alla stampa; poi l’apparecchio era caricato con una nuova pellicola e rispedito al mittente» (Gisèle Freund). Non a caso il motto della Kodak era: «You press the button, we do the rest». Il costo complessivo di tutto il procedimento descritto era di 10 dollari!

Possiamo dire che Eastman aveva avuto un’intuizione simile a quella che avrebbe avuto Henry Ford meno di un ventennio più tardi, stabilendo prezzi che permettevano ai suoi stessi operai di acquistare le automobili prodotte, facendo così decollare le vendite. La strategia Kodak non smise di dare i suoi frutti, anzi, il circolo virtuoso creatosi permise già nel 1896 la vendita di una fotocamera a 5 dollari e nel 1900 quella della storica BROWNIE a 1 dollaro.

 

Pubblicità della fotocamera Kodak del 1888

Pubblicità della fotocamera Kodak del 1888 (fonte immagine: Vintage Everyday).

 

Il predominio dell’immagine a colori fra i foto-dilettanti

Poco meno di un secolo dopo, una delle occasioni predilette per la pratica fotografica sono i viaggi: negli anni Settanta del Novecento, insieme alla maggiore disponibilità di tempo e denaro da investire nelle vacanze, aumentano anche le occasioni di pratica fotografica. I progressi tecnici hanno reso ora economicamente accessibile a tutti scattare immagini a colori. «Nel 1949 negli Stati Uniti, nel 1952 in Francia, la Kodak mette in vendita una pellicola a colori, il Kodakcolor, da cui si possono ottenere fotografie eccellenti e a buon mercato. Da questo momento comincia la moda della fotografia a colori» (Gisèle Freund). Le fotografie a colori gratificano il fotografo dilettante più del bianco e nero: nel 1973, dei 6 miliardi e 225 milioni di fotografie scattate dai dilettanti americani, l’87 per cento sono a colori (fonte: Rapporto Wolfman 1974-75 sull’industria fotografica negli Stati Uniti citato da Gisèle Freund). Il mercato della fotografia continua a mantenere la sua andatura spedita e di conseguenza gli anni Ottanta vedono le grandi industrie fotografiche intensificare le ricerche e perfezionare i prodotti per non deludere i numerosi acquirenti e aumentare i propri profitti.

 

Kodak e la Instamatic

Le fotocamere Kodak hanno sempre puntato sulla grande massa dei foto-dilettanti che preferiscono la INSTAMATIC, poco ingombrante, economica e semplice da usare rispetto alle fotocamere più sofisticate delle industrie tedesche e giapponesi vendute a prezzi molto più elevati.

 

Kodak Instamatic 100 del 1963

Kodak Instamatic 100 del 1963 (fonte immagine: Collection appareils).

 

Nella seconda metà del Novecento la Polaroid, un altro colosso dell’industria fotografica americana, farà una spietata concorrenza alla Kodak. Le due case si daranno battaglia a serrati colpi di apparecchi sempre più piccoli ed economici, caratteristiche che sono imposte dalle esigenze dei dilettanti. «Nel 1972… Questo formato [il formato tascabile della nuova INSTAMATIC] risponderà alle nuove esigenze dei dilettanti che si spostano sempre di più con un numero sempre minore di bagagli» (Gisèle Freund).

Arrivati questo punto dovremmo “compiere il salto”: ci stiamo avvicinando all’era della tecnologia e dell’immagine digitale, ma l’articolo termina qui, a circa un secolo di distanza da quel rivoluzionario 1888.

 

Bibliografia consigliata

Gabriele D’Autilia, L’indizio e la prova. La storia nella fotografia
Gisèle Freund, Fotografia e società
Ando Gilardi, Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria
Ando Gilardi, Storia sociale della fotografia
Beaumont Newhall, Storia della fotografia

 

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