Geoff Dyer, L’infinito istante: un non fotografo che scrive di fotografia

30 Gennaio 2020 - Categoria: Pubblicazioni

Cosa accade quando un non fotografo dichiarato decide di scrivere un saggio sulla fotografia? La risposta è L’infinito istante di Geoff Dyer: un saggio originale sulla fotografia (e sulla storia di alcuni famosi fotografi).   “… non sono un fotografo […]; intendo proprio dire che nemmeno posseggo una macchina fotografica”: Dyer, con queste parole, mette in chiaro la propria posizione. Non è un fotografo e nemmeno un critico, ma uno scrittore e reputa questo approccio da outsider una condizione favorevole per trattare in modo più “puro” la materia, come quando scrisse un libro sulla musica jazz senza essere un musicista.

Edizioni: L’infinito istante Vs. The Ongoing Moment

L’infinito istante, titolo dell’edizione italiana (Einaudi), è da tempo fuori catalogo e non è stato ristampato. Per leggerlo avete due alternative: la prima è cercarlo in biblioteca perché sull’usato non è così facile da trovare; la seconda è comprare l’edizione in lingua inglese, The Ongoing Moment. Importante: leggerlo in lingua è sicuramente piacevole, ma richiede una conoscenza dell’inglese che vada oltre il livello base.

Per quanto riguarda la stampa: l’edizione Einaudi è migliore sia per quanto riguarda le immagini in bianco e nero che corredano il testo, sia per quelle dell’inserto a colori stampato su carta patinata.

Geoff Dyer - The Ongoing Moment
Geoff Dyer – The Ongoing Moment

L’infinito istante

L’infinito istante è una ricerca che Geoff Dyer, estimatore del mezzo fotografico, decide di intraprendere per imparare di più su questo medium. Inizia scegliendo casualmente alcune immagini per poi affinare il criterio di selezione quando comincia a intravedere uno schema. “Ho iniziato a notare che un certo numero di queste foto avevano qualcosa in comune – un cappello, poniamo – e una volta che ne sono divento consapevole ho iniziato a cercare immagini di cappelli […]. Non appena mi sono accorto che ero attirato dai cappelli l’idea del cappello è diventata un principio o un nodo per ordinare il lavoro”.  Uno stesso soggetto è stato ripreso da fotografi diversi, in tempi e luoghi differenti, e ognuno lo ha fatto secondo il proprio stile. Le domande che nascono nella mente dello scrittore sono molteplici: è possibile riconoscere inequivocabilmente un fotografo dal suo stile solamente guardandone le fotografie? Foto simili realizzate da fotografi differenti sono un omaggio al lavoro di un collega o delle coincidenze?

Ma “Quanto può protrarsi una coincidenza, prima che cessi di essere tale? La coincidenza deve essere di un istante? E quanto dura quell’istante, l’infinito istante?” La fotografia ha il potere di riconciliare qualcosa che è simultaneo con ciò che è successivo, come se il tempo che intercorre tra due istanti venisse sospeso. Questo paragrafo credo che espliciti il filo rosso che mantiene la rotta della narrazione; per usare nuovamente le parole di Dyer: “in questo libro alcune fotografie sono nodi, luoghi dove i soggetti, all’inizio considerati distanti, convergono e si mescolano”.

André Kertész, Bocskay-ter, Budapest (1914) a sx; Steve Schapiro, Three Men, New York, (1961) a dx
André Kertész, Bocskay-ter, Budapest (1914) a sx; Steve Schapiro, Three Men, New York, (1961) a dx

Perché leggere questo saggio

Se siete amanti della fotografia è un saggio che apprezzerete ed è un vero peccato che non sia stato ristampato in italiano…

Il lavoro di ricerca è puntuale e nel testo si trovano informazioni riguardanti fotografi famosi e, soprattutto, vengono evidenziate le relazioni che li hanno legati più o meno direttamente. Se da una parte offre la possibilità di conoscere autori che ci erano ignoti, dall’altra suggerisce degli spunti per guardare all’operato di quelli che già conoscevamo in modo nuovo.

Allo stesso tempo, il saggio è anche una lettura non ortodossa del significato delle fotografie prese in esame: Dyer ne fa un’analisi introspettiva e contestualizzata. Insomma, è un testo che consiglio: non è né tecnico né pesante; più che un saggio sembra a un racconto da cui è difficile staccarsi prima di arrivare alla fine.

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