Filtri ND (Neutral Density) e lunghe esposizioni

19 dicembre 2016 - Categoria: Attrezzatura

La fotografia e la postproduzione digitali hanno fatto sì che la maggior parte dei filtri fotografici da avvitare davanti alle ottiche o a lastra diventasse inutile. Quasi tutti gli effetti che scattando in pellicola si ottenevano con questi accessori sono riproducibili via software. Rimangono però 3 tipi di filtri che ancora possono far comodo nella borsa fotografica. Sto parlando dei filtri UV e protector, di cui ho scritto in questo articolo, dei filtri polarizzatori e dei filtri ND (Neutral Density, Densità Neutra) di cui parlerò ora.

I filtri ND sono filtri di colore grigio (più o meno scuro) e servono a ridurre la quantità di luce che entra nell’obiettivo e raggiunge il sensore, il che può sembrare un controsenso visto che siamo alla perenne ricerca dell’ottica più luminosa che il nostro portafogli ci possa permettere. Ma ci sono situazioni in cui vogliamo allungare o controllare i tempi di esposizione per ottenere effetti di mosso, per esempio fotografando un corso d’acqua, oppure per utilizzare diaframmi molto aperti senza però sovraesporre l’immagine.
Dato che l’esposizione fotografica è regolata dalla terna diaframma, sensibilità iso e tempo di scatto, se abbiamo bisogno di allungare i tempi ma siamo già agli iso più bassi e al diaframma più chiuso non abbiamo altra scelta che intervenire diminuendo la luce che entra nella fotocamera. Sempre riferendoci alla terna sopra citata, se vogliamo utilizzare un diaframma molto aperto e mantenere iso bassi ma il tempo di scatto più rapido è comunque troppo lento, anche in questo caso dobbiamo intervenire sulla luce che entra nella fotocamera. (Non affronterò l’argomento ripresa video, ma in quel caso un filtro ND è indispensabile per usare diaframmi aperti mantenendo valori di frequenze temporali adeguate quando c’è molta luce nella scena).

La prima foto in questa pagina è stata scattata senza l’ausilio di filtri, mentre la seconda e la terza utilizzando filtri Haida rispettivamente da 3 e 10 stop (i 3 scatti sono jpeg diretti creati direttamente dalla fotocamera). La differenza fra le tre immagini è evidente. Con ciò non voglio dire che le foto scattate con il filtro siano migliori dell’altra: sono foto diverse, dipende da quale risultato vogliamo ottenere e cosa vogliamo comunicare.

 

Senza filtro ND

Senza filtro ND. Dati di scatto: 1/13 di sec. f/11 iso 100

ND 3 stop

Filtro ND da 3 stop. Dati di scatto: 1.3” f/16 iso 100

Filtro ND da 10 stop

Filtro ND da 10 stop. Dati di scatto: 60” f/13 iso 200

 

I filtri ND vengono spesso venduti anche in set da 3. I miei, da 52 mm, li ho acquistati su Amazon a questo link e riducono la luce che entra nell’obiettivo di 3, 6 e 10 stop.
Riporto di seguito una tabella parziale con nomenclatura e corrispondenti valori dei filtri ND. Le notazioni usate dai principali produttori sono differenti. Trovate la tabella completa su Wikipedia a questo link.

 

Tabella filtri ND

Tabella filtri ND. La versione originale e completa si trova su Wikipedia

 

Affinché un filtro ND sia di buona qualità, deve essere realmente neutro (ovvero non presentare dominanti) e uniforme per non creare artefatti nelle immagini.

Di seguito una fotografia realizzata con una fotocamera Olympus OM-D E-M10 e l’obiettivo M.Zuiko 9-18 mm f/4-5,6 montando un filtro ND da 10 stop. L’immagine è stata post-prodotta partendo dal file raw.

 

Fiume Reno - Le Piastre

Fiume Reno – Le Piastre

 

 

Video:Filtri ND: cosa sono e quando usarli

Video: Filtri ND: cosa sono e quando usarli.

 

 

Filtri GND (Graduated Neutral Density)

Filtro GND

Filtro GND. Image credit: Ziggur at English WikipediaCC BY-SA 2.5

Oltre ai filtri ND, vanno menzionati anche i filtri GND (Graduated Neutral Density), noti anche come filtri a densità neutra graduati o digradanti. Vengono usati principalmente nella fotografia di paesaggio per “riequilibrare”, per esempio, la differenza di luminosità fra il cielo e il resto dell’immagine quando eccede la gamma dinamica del sensore della fotocamera o comunque vi si avvicina molto. Altrimenti, a meno di non effettuare esposizioni multiple da riunire insieme, non si potrebbe ottenere un’esposizione “corretta” per tutto il fotogramma, costringendo perciò a sacrificare (bruciare) i dettagli nelle parti chiare o in quelle scure dell’immagine. In alcuni casi, anche se il sensore ha una gamma dinamica sufficiente a registrare l’immagine, potremmo voler dare un aspetto più carico o drammatico al cielo, senza per questo sacrificare i dettagli nella parti più scure: è un altro possibile utilizzo dei filtri GND.
I filtri digradanti sono filtri la cui colorazione sfuma dal colore pieno fino alla trasparenza. Ci sono anche filtri digradanti colorati, non solo neutri. Anche questi filtri esistono sia in lastre sia da avvitare sull’obiettivo, ma visto che sono filtri da “regolare” a seconda della composizione e del paesaggio, mi sento di sconsigliare la variante a vite (più economica e meno ingombrante ma anche meno efficace).

 

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